(Pillola n. 106)
(seguito di ” MALATTIA DI PARKINSON – ISTRUZIONI D’USO (3)“)
- SONNO
Del sonno notturno abbiamo parlato tante volte per cui vi invito a prendere visione dei capitoli dedicati a sonno ed insonnia (elencati anche in SISTEMA GLINFATICO (1)). In sintesi, durante il sonno profondo avvengono nel cervello i processi di rigenerazione, pulizia e riparazione, essenziali per la nostra vita quotidiana. Nel Parkinson, il sonno è disturbato per tanti motivi: difficoltà a girarsi nel letto, tremore, ansia, preoccupazioni, incontinenza sfinterica, oltre all’eventuale presenza di vera e propria malattia del sonno (disturbo del sonno REM e non-REM, dolori, apnee, parasonnie).
Sta di fatto, che nel Parkinson si raggiunge più difficilmente lo stato profondo del sonno, per cui la rigenerazione, riparazione e pulizia sono compromessi e la malattia progredisce più rapidamente. Al contrario, la correzione del riposo notturno contribuisce al rallentamento della malattia e la riduzione dei suoi sintomi.
A volte non è facile arrivare ad un sonno notturno soddisfacente, ma vale la pena insistere perché i risultati saranno straordinari.
- ANSIA
Anche se il Parkinson è noto per i suoi sintomi fisici, motori, quali rigidità, instabilità posturale, tremore, accanto all’insonnia l’ansia è tra i sintomi più invalidanti e più compromettenti la qualità di vita. L’ansia può essere sia endogena, quindi collegata alla riduzione della dopamina ed altri neurotrasmettitori, sia reattiva, cioè correlata al disagio, disabilità, disautonomie e preoccupazioni. L’ansia può peggiorare il quadro parkinsoniano direttamente, ma anche indirettamente peggiorando sonno ed intestino, con grande rischio di depressione. Pertanto, l’ansia va gestita sin dall’inizio. La difficoltà della cura dell’ansia è che nel Parkinson i classici ansiolitici (benzodiazepine) non andrebbero assunto o solo occasionalmente, altri farmaci (neurolettici) possono risultare pesanti e comportare effetti collaterali importanti. Diventa quasi obbligatorio di affrontare la questione con supporto psicologico, oppure sedute di mindfulness, come si fa nella nostra Associazione con la bravissima operatrice olistica Laila Fara.
- VITA SOCIALE
Un altro grande problema della disabilità in generale e del Parkinson in particolare, e l’isolamento sociale. Avendo difficoltà di equilibrio e di deambulazione, la persona con Parkinson tende ad uscire di casa sempre di meno, e diventa sempre di più dipendente dalla disponibilità di familiari ed assistenti. Anche il disagio sociale e la stigmatizzazione (non si riesce a nascondere i sintomi del Parkinson) si preferisce rimanere nella propria comfort zone, che alla fine è limitata alla propria poltrona. Qui sono in acquatto ansia e depressione: siamo degli esseri viventi sociali ed il contatto con altre persone ci serve come motivazione e stimolo, per compagnia e divertimento. Molte persone non hanno neanche familiari con cui relazionarsi. Quindi, favorire la socializzazione rappresenta un pilastro fondamentale della gestione globale del Parkinson. Ecco perché la nostra Associazione, oltre a rappresentare un punto di riferimento, svolge tutte le sue attività (ginnastica, coro, mindfulness, giardinaggio (o ortoterapia, la novità proposta da Anna Satta), decoupage, pittura, letture, giochi di carte e freccette, gite, pranzi, ecc.) rigorosamente in gruppo, proprio per stimolare la collaborazione, la complicità e le amicizie.
- ABUSO DI SOSTANZE
L’ultimo punto delle raccomandazioni della Medicina dello stile di vita pare piuttosto scontato. Ma non ci si riferisce unicamente all’abuso di sostanze quali, droghe, alcolici e fumo, ma anche agli stessi farmaci prescritti dai medici al fine di migliorare i sintomi; il pericolo è che i farmaci, che essi siano ansiolitici, antidepressivi, antidolorifici, sonniferi, oppure la stessa dopamina, danno momentaneamente un certo sollievo, e questo potrebbe indurre ad un improprio maggior utilizzo del farmaco di propria iniziativa ed all’insaputa dei medici; tale comportamento può portare a maggiori effetti collaterali, assuefazione e dipendenza.
In conclusione, possiamo dire che considerare uno stile di vita appropriato ed eventualmente correggerlo contribuisce notevolmente alla riduzione di molti sintomi motori e non motori della malattia di Parkinson ed al miglioramento della qualità di vita.
(L’interessantissimo incontro in via Ardara si è concluso, ma certamente rappresenterà l’inizio di una serie di incontri ed eventi che promuoveranno la consapevolezza dello stile di vita come base della gestione globale della malattia di Parkinson)
