Volare si Può, Sognare si Deve!

“CHE SOLITUDINE LA’ FUORI NELLO SPAZIO” di Kai S. Paulus

(Pillola n. 109)

It’s lonely out in space” canta Elton John nella sua celebre canzone “Rocket man” (1971), un uomo, di mestiere astronauta, riflette sulla monotonia e noia del suo lavoro pensando con nostalgia ai suoi affetti personali rimasti sulla Terra.

All’inizio degli anni ’70 fiorisce l’entusiasmo per le avventure spaziali nella musica pop, spinti dal programma spaziale Apollo della NASA di fine anni ’60 ed inizio ’70 culminato con lo spettacolare lunaggio di Apollo 11 con i primi esseri umani sulla Luna; oggi, 57 anni fa, il 21 luglio 1969, con Neil A. Armstrong il primo essere umano toccò il suolo lunare pronunciando la famosa frase “Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. L’entusiasmo sulla Terra era alle stelle e molti artisti, Elton John, David Bowie, Queen, e tanti altri, si lanciarono nella descrizione di avventure spaziali. Era in corso una enorme rivoluzione tecnologica che ci regalò Internet e gli smartphone. Poi le attenzioni diminuirono, e nonostante la Stazione Orbitale Internazionale e gli Shuttle, il mondo smise di sognare.

Ma ovviamente non ci si è mai fermati, e con la prospettiva di commercializzare i voli spaziali ed i trasporti di sonde e satelliti in Orbita, si assiste attualmente ad un grande fermento di lanci di razzi da parte di tanti stati occidentali e asiatici, e molte multinazionali; pare ci sia in atto un grande buisness di lanci di satelliti orbitali, oltre alla corsa per primeggiare nello spazio (come sempre, l’essere umano non si smentisce).

Ma la vera nuova rivoluzione è rappresentata dall’industria farmacologica che sta traslocando i suoi laboratori nello spazio: iniziando con primi esperimenti scientifici sulla stazione orbitale, si è compreso che molti farmaci innovativi si potevano creare nello spazio, o comunque in microgravità, sviluppando nuove molecole non ottenibili sulla Terra.

Attualmente vengono sviluppati dei laboratori automatizzati che voleranno intorno alla Terra, all’interno dei quali ci sono le condizioni ottimali per produrre i nuovi farmaci. Questi vengono inviati sulla Terra tramite delle capsule termoresistenti in grado di attraversare l’atmosfera senza che i farmaci vengano alterati. Si stanno progettando fabbriche spaziali di antibiotici di nuova generazione, vaccini, e medicine per malattie attualmente ancora incurabili, come le patologie neurogenerative e quindi anche per la malattia di Parkinson.

Per alcuni versi tutta questa storia può apparire inquietante, ma d’altro canto le nuove avventure spaziali possono rappresentare un grande progresso di farmacologia di precisione. Stiamo a vedere.

“Base Terra chiama maggiore Tom” (David Bowie, Space Oddity, 1969), fai in fretta, noi rimaniamo in attesa di prossime importanti novità.

 

Fonti bibliografiche:

Aziz S, Raza MA, Noreen M, Iqbal MZ, Raza SM. Astropharmacy: roles of pharmacist in space. Innovations in Pharmacy, 2022; 13(3): doi.org/10.24926/iip.v13i3.4956.

Fang Y, Wu B, Wang Z, Xiong Z. Biofabrication beyond Earth: intelligent bioprinting for space medicine. Matter, 2025; doi.org/10.1016/j.matt.2025.102460.

Heath M, Rees I. The next frontier: unlocking in-orbit manufacturing of medicines. Medregs blog, 25 June 2026.

Seoane-Viano I, Ong JJ, Basit AW, Goyanes A. To infinity and beyond: strategies for fabricating medicines in outer space. Int J Pharm X, 2022; 16:4:1000121.

So CT. The fascinating precision process of making drugs in space. Medscape – September 23, 2025.

2 Commenti

  1. Kai Paulus (Autore Post)

    Buonasera Sig.ra Porcu, esagerata, sono un semplice medico che cerca di capire le cose e, quando capita, di condividere novità e curiosità per coinvolgere tutti gli interessati, e di dare speranza e mantenere alta la forza di volontà. Ce la dobbiamo fare!
    “L’attimo sfuggente” è uno dei miei film preferiti, e sono cresciuto con Star Trek.

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  2. tiziana porcu

    Ho letto l’articolo, come sempre di validissimo interesse. A fine lettura ho avuto un unico pensiero che mi rimbombava nella mente. Dott Paulus, che ormai identifico in DOC, come sempre ha la capacità di rendere comprensibile una materia a noi “marziana” visto che di spazio universale parliamo, e lei è il nostro comandante nell’Enterprise…ma ancora più ricorda il personaggio di un film che personalmente reputo magistrale, dove un mitico attore qual’era Robin Williams, interpretava un docente universitario del campus di Welton, che aldilà del suo ruolo di mentore, spronava i propri alunni a non fermarsi sui libri, ma ad esplorare la proprie vita accetandola per tutte le sue sfaccetature e andare oltre, viversi nel momento in cui ogni cosa accade,…il famoso carpe diem…, perchè s’è vero che i limiti possono essere fisici, non è vero che invece ne esistano nella mente. Quella stessa mente che se ha un “obiettivo” come lei dice spesso, può creare una nuova strada anche nella malattia. Grazie per la sua costante presenza e impegno che va oltre l’essere un “Medico”, e quindi un grazie al nostro…”o capitano mio gran capitano”

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