(Pillola n. 114)
Seguito di “ PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (3)“
Fin qui le sei assi funzionali degli scienziati cinesi; personalmente avrei aggiunto ancora altre tre assi:
Asse sangue – cervello: il sangue è il mezzo di trasporto per i nutrimenti, acqua ed ossigeno (e farmaci) verso il cervello, ed ormoni e sostanze bioattive dal cervello verso l’organismo.
Asse organi di senso (occhi (vista), orecchie (udito), pelle (tatto), cavo orale (gusto, voce), naso (olfatto)) – cervello: con gli organi di senso siamo in contatto con l’ambiente, sappiamo orientarci, comunicare, evitare pericoli, selezionare cibi, ecc.
Asse ghiandole endocrine – cervello: controllati dal cervello, secernono ormoni che guidano le altre ghiandole (ipofisi), regolano il consumo di energia (tiroide), gestiscono lo stress (surreni), controllano lo zucchero nel sangue (pancreas).
Infine, ci sarebbe ancora il cervello stesso con la sua rete di connessioni tra tutte le regioni cerebrali, e le altre possibili malattie, quali, TIA, ictus, vasculopatia cerebrale cronica, epilessia, ecc., e il sistema nervoso periferico che può ammalarsi e dare polineuropatie, infiammazioni, ecc., tutte patologie neurologiche che possono aggravare il Parkinson e viceversa.

Il sistema nervoso forma delle assi con gli altri organi dell’organismo: lo schema illustra la complessità del quadro neurologico di una persona affetta da Parkinson (modificato da: Liu et al, J Adv Res, 2026)
Conclusioni:
Una malattia cronica, specialmente neurodegenerativa, non si limita ad un organo ma coinvolge tutto l’organismo; pertanto, volendo trattare solo l’organo malato (nel caso del Parkinson quindi il cervello) la cura sarà deficitaria e spesso fallimentare; diversamente invece, considerando tutto l’organismo, e l’insieme di tutti gli organi e la psiche (insomma: la persona) allora il trattamento potrà avere più successo e contribuire al miglioramento della qualità di vita.
Ovviamente non ho scritto questa Pillola per angosciarvi e per farvi preoccupare oltre misura; l’esatto contrario è la mia intensione.
Conoscendo tutti questi collegamenti dentro il nostro corpo, ed avendo sperimentato che la sola pastiglia di dopamina non aiuti più di tanto, e sapere che il Parkinson causi altre problematiche o che altre malattie possano aggravare quella neurologica, ci dà l’opportunità di ridurre il Parkinson curando gli altri problemi. Per esempio, una persona con Parkinson e pressione alta sta peggio rispetto a quella con la pressione controllata; stessa cosa dicasi di diabete, ipotiroidismo, osteoporosi, ecc.
Il primo vicepresidente della nostra Parkinson Sassari, Peppino Achene, chiama sempre alla battaglia contro ‘su nemigu’, e nelle battaglie ci si concentra sul punto debole dello schieramento nemico, ovvero sulla malattia più facilmente curabile; ed il nostro amico G.B. dichiara le antipatie verso il ‘rapace infingardo’ che va affrontato con astuzia.
Concludendo, in un quadro neurologico complesso conviene affrontare le problematiche apparentemente meno gravi e più facilmente curabili per migliorare la situazione globale e, soprattutto, per migliorare le autonomie e la qualità di vita.
Ed ora sapete anche perché, quando vi rivolgete al medico per sapere la natura di un tremore alla mano oppure di un equilibrio vacillante, egli pare non vi abbia minimamente ascoltato ed anziché rispondervi, vi chiede, lasciandovi perplessi e sorpresi, se andate regolarmente di corpo e se dormite bene.
Fonte bibliografica:
Liu T, Wu H, Wei J. Beyond the Brain: Exploring the multi-organ axes in Parkinson’s disease pathogenesis. Journal of Advanced Research, 2026; 80: 451-474.

Gent.ma Mariantonietta,
ha perfettamente ragione!
Sul punto 1) posso dire poco facendo parte della categoria della “medicina ufficiale”; certamente, empatia, psicologia della persona e della famiglia, si imparano sul campo negli anni, dove si acquisiscono anche intuito e tanta esperienza, che ogni medico mette in campo secondo i propri obiettivi e missioni.
Per quanto riguarda 2), be’, qui ha ragione al quadrato: il canto diverte, socializza, stimola la memoria, esercita la voce, previene la disartria, ed ancora più importante, la disfagia, e rafforza, come giustamente commenta, i muscoli respiratori, con cui infine ci si protegge anche da infezioni delle vie respiratorie; tanta roba semplicemente cantando!
Prima o poi verrò a vedere ed ascoltarvi quando con il vostro coro sarete a Sassari.
Gentile dott. Paulus
ho letto con attenzione le ‘pillole’ sui vari ‘assi’ del corpo umano in relazione al cervello, così come impostato dai medici cinesi e mi permetto due riflessioni.
1) Penso che la c.d. ‘medicina ufficiale’ abbia, nella cultura medica occidentale (cioè la nostra), gravi responsabilità nell’aver perso di vista l’unicità del corpo umano, riducendolo a mera sommatoria di organi, sui quali i c.d. ‘specialisti’ lavorano e lucrano, infischiandosene altamente delle infinite connessioni esistenti nel nostro corpo.
2) Asse polmoni/cervello Tecnica di canto: la respirazione attraverso cui si ottiene il massimo dalle corde vocali è quella cd diaframmatica. Durante questa, infatti, riempiamo completamente i polmoni attraverso l’azione del diaframma che, abbassandosi, provoca l’aumento in senso verticale della capacita polmonare. L’ho sempre pensato che cantare mi fa bene…e non solo psicologicamente…