Volare si Può, Sognare si Deve!

Archivio Tag: Malattia di Parkinson

I MITOCONDRI: DRAMMA E SALVEZZA DEL PARKINSON di Kai S. Paulus

(Pillola n. 120)

Seguito di “ I MITOCONDRI: DRAMMA E SALVEZZA DEL PARKINSON (0)“.

Ed ecco, finalmente arrivati alla parte che ci interessa di più:

nelle ultime Pillole abbiamo appreso che i mitocondri giocano un ruolo fondamentale nel ciclo vitale della singola cellula e quindi di tutto il nostro organismo, e, in particolare, del nostro cervello.

I mitocondri sono organelli che si trovano dentro le cellule, sono le centrali energetiche della cellula e quindi dell’intero corpo, sono ultra-efficienti ma anche molto vulnerabili e possono danneggiarsi ed alterare le loro funzioni.

Titolo del recentissimo articolo cinese: “Svelando la malattia di Parkinson: il misterio dei mitocondri ed il ruolo dell’invecchiamento”.

Le alterazioni nei mitocondri sono alla base di importanti disfunzioni metaboliche che possono determinare tanti problemi e malattie, specialmente quelle neurodegenerative come il Parkinson; pensate, il cervello consuma dieci volte tanto ossigeno e glucosio per produrre energia rispetto al restante organismo, ed i mitocondri dei nuclei della base (il centro del movimento che si ammala nel Parkinson, composto da sostanza nera, putamen, caudato e globo pallido), sintetizzano 4,7 miliardi di molecole di ATP (molecole di energia) al secondo (!) (Catanesi et al, 2026); quando i nuclei della base non ricevono sufficiente energia, non possono funzionare regolarmente, si alterano e danno origine al Parkinson.

Capiamo quindi, quanto è importante mantenere in buona salute questi mitocondri, ed allora vediamo ora che cosa si può fare, come si possono curare i mitocondri, ed in quale direzione si sta muovendo la ricerca per trovare terapie innovative.

In queste settimane ho lette decine di articoli scientifici di biologia molecolare pubblicate negli ultimi mesi (la ricerca è davvero in grande fermento, stando a quanto gli scienziati di tutto il mondo stanno scoprendo sulle responsabilità dei mitocondri nelle malattie neurodegenerative).

E tutti concordano che i mitocondri si possono curare, e quindi si può prevenire e curare la malattia di Parkinson!

E quali sono queste cure?

Non ci crederete, al primo posto della scienza internazionale c’è l’Attività fisica!

Lo so, vi aspettavate la bacchetta magica, ma forse non ci siamo neanche tanto lontano.

Qualsiasi attività del nostro corpo richiede energia che viene fornita dai mitocondri: con maggiore attività i mitocondri vengono stimolati a produrre più ATP (energia cellulare), a rimuovere maggiori quantità di radicali liberi e tossine ed a produrre sostanze utili per la salute delle cellule; si accende il metabolismo e vengono promossi i processi di neuroplasticità, di rigenerazione e di riparazione.

La buona attività, fisica e mentale, va affiancata da una alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura di stagione, insalate miste e sufficienti quantità di acqua.

Titolo dell’interessante lavoro del gruppo di ricercatori tedeschi: “Come migliorare le funzioni mitocondriali: attuali perspettive terapeutiche per le patologie neurodegenerative

Ovviamente, la ricerca si sta spingendo oltre, e si sta concentrando sulle mutazioni genetiche che possono determinare il malfunzionamento del mitocondrio.

Nei capitoli precedenti abbiamo visto, che il materiale genetico della cellula umana si trova principalmente nel nucleo cellulare, ma in piccola parte anche nel mitocondrio, ed è qui che la scienza sta insistendo:

l’RNA mitocondriale (mito-miRNA) contribuisce alla regolazione dell’espressione genetica ed all’attività metabolica dentro il mitocondrio. Queste molecole stanno attualmente ricevendo molta attenzione da parte della comunità scientifica per il loro potenziale come biomarker (per fare diagnosi prima che compaiano i sintomi clinici) e come bersagli di terapie innovative che cercano di ‘aggiustare’ questi mito-miRNA quando alterati.

Il modo più semplice è di inserire nel mitocondrio dell’RNA “nuovo” per far funzionare correttamente l’organello quando ammalato. Attualmente si sta lavorando sugli ostacoli esistenti: il materiale genetico nuovo non solo deve entrare nella cellula, ma anche dentro i piccoli mitocondri, il che, a causa della loro complessa struttura, è molto difficile. Ma in laboratorio si stanno facendo grossi progressi e nel prossimo futuro possiamo aspettarci primi risultati concreti.

In attesa di queste promettenti novità, di cui vi informerò, invito tutte e tutti (me compreso) a rimanere e/o tornare ad essere attivi: camminando, facendo esercizi in piedi, seduti o sdraiati, facendo le comuni commissioni quotidiane, nuotando, ballando, cantando, leggendo, chiacchierando, ecc., ecc.

Titolo del recente lavoro di ricercatori italiani: “Micro-RNA associati ai mitocondri: ruoli emergenti nella patogenesi della malattia di Parkinson”

Fonti bibliografiche 2:

Aolymat I, Abu-Hassan DW, Oleimat AK, Sameer W, Wreikat B, Iqilan T, Al-Momani H, Ali H, Tahtamouni L, Iqsairi M, Albeik M, Debas O. Leucine-rich repeat kinase 2 (LRRK2): balancing cellular homeostasis and Parkinson’s disease (PD) pathogenesis. Annals of Medicine, 2026; 58(1): doi.org/10.1080/07853890.2026.2677288.

Manders L, Heyninck T, Imberechts D, Holst B, Krueger R, Vandenberghe W. VPS35 mutation inhibits PINK1/parkin-mediated mitophagy via increased LRRK2 kinase activity. Brain, 2026; 149: 2363-2379. doi.org/10.1093/brain/awaf414.

Offerdahl JEV, Mor DE. Toward common treatment strategies: convergent proteinopathies and mitochondrial dysfunction in Alzheimer’s and Parkinson’s diseases. Front Neurosci, 2026; 20: doi.10.3389/fnins.2026.1846384.

Pramanik S, Denath B, Chakraborty A, Islam A, Mullick S, Chaudhary P, Nath R, Chellappan DK, Mondal M, Ashique S. Targeting mtDNA to modulate mitochondrial dysfunction in neurodegenerative diseases. Mol Neurobiol, 2026; 63(1): 728. doi: 10.1007/s12035-026-06008-2.

Shi R, Falabella M, Aref J, Hanna MG, Minczuk M, Viscomi C, Pitceathly RDS. Emerging therapeutic strategies for mitochondrial DNA.related disiseases. Cell Rep Med, 2026; 7(6):102841. doi: 10.1016/j.xcrm.2026.102841.

Zhang X, Li H, Zhao J, Tang J, Li P, Zhao Q, Wang Q, Zou W. Mitochondrial quality control and pathological signaling networks in Parkinson’s disease. Curr Issues Mol Biol, 2026; 48(7): 645. doi: 10.3390/cimb48070645.

I MITOCONDRI: DRAMMA E SALVEZZA DEL PARKINSON (0) di Kai S. Paulus

(Pillola n. 119)

Seguito di “ I MITOCONDRI: I “POWERHOUSE” DELLE CELLULE“.

Sinora ci siamo addentrati nella biologia cellulare ed abbiamo conosciuto un po’ più da vicino i mitocondri con le loro numerose funzioni, essenziali per la cellula e per l’intero organismo.

Ma quando i mitocondri non funzionano correttamente, possono verificarsi tanti problemi energetico-metabolici fino a causare e/o aggravare patologie neurodegenerative, quali l’Alzheimer, l’Huntington, la SLA, ed appunto la malattia di Parkinson.

Queste problematiche, in base al livello cui avviene il malfunzionamento dei mitocondri, possono essere i seguenti:

  • Innanzitutto, ed è questa la conseguenza principale, finisce la benzina: l’alterata funzionalità dei mitocondri compromette la generazione di energia sotto forma di ATP, e questo può avere gravi conseguenze per l’organismo, in quanto tutti i processi vitali, di crescita, di riparazione, ecc. in mancanza della necessaria fornitura di energia non possono eseguiti normalmente.
  • inoltre, i mitocondri alterati aumentano i radicali liberi, estremamente tossici e che danneggiano le cellule, sia direttamente distruggendo la struttura interna, sia per alterazioni del DNA mitocondriale, che quindi non è più in grado di fornire le esatte informazioni genetiche al mitocondrio per il suo corretto funzionamento; i radicali liberi, fuori controllo, favoriscono anche l’alterazione della alfa-sinucleina, la proteina mutata alla base del Parkinson
  • a causa dell’alterazione del mitocondrio viene attivata la microglia (la sorveglianza del sistema nervoso) immette in circolazione enormi quantità di sostanze pro-infiammatorie che, come sappiamo, sono deleteri nella neurodegenerazione, perché portano alla neuro-infiammazione, con cui inizialmente il cervello si vuole difendere, ma che, in caso di cronicità, non fa altro che peggiorare le cose.
  • infine, quando un mitocondrio è danneggiato, in condizioni normali si autoelimina mediante i meccanismi della mitofagia e con la sua sostituzione con un nuovo mitocondrio. Questa mitofagia viene promossa da alcuni geni, PINK1, Parkin, LRRK2, che quando alterati, mutati, non svolgono il loro ruolo di eliminatori di mitocondri malati, che quindi rimangono attivi producendo radicali liberi, neuroinfiammazione e perpetuano il processo patologico. E proprio le mutazioni di questi geni, PINK1, Parkin e LRRK2, sono quelle più frequenti osservati nelle forme genetiche di Parkinson.

Figura della pubblicazione di Klemmensen et al. (2024) che illustra le tante alterazioni del mitocondrio che possono portare alla malattia di Parkinson. ROS=radicali liberi, mtDNA=DNA mitocondriale, oxidative stress=stress ossidativo che porta alle alterazioni ed all’aumento dei radicali liberi, Lewy body=corpi di Lewy cioè agglomerati di alfa sinucleina alterata, impaired mitofagy=mitofagia alterata ovvero insufficiente smaltimento dei mitocondri danneggiati, ER dysfunction= disfunzione del reticolo endoplasmatico dove avviene la trascrizione del materiale genetico, synaptic dysfunction=disfunzione sinaptica ovvero il punto di trasmissione dell’informazione nervosa/cerebrale da un neurone all’altro, neuron death=morte del neurone.

Insomma, vi potete immaginare il danno, o meglio, i danni, che vengono provocati da mitocondri non perfettamente funzionanti: organelli microscopici che possono causare le più gravi malattie neurodegenerative.

Ed ora arriviamo al dunque:

conoscendo tutti questi processi e dinamiche, si può fare qualcosa?

Si può prevenire il danno dentro il mitocondrio? Si può bloccare il malfunzionamento del mitocondrio per modificare la malattia neurodegenerativa quando è già manifesta? Esistono farmaci? Possiamo fare qualcosa noi nella nostra vita quotidiana per prevenire o per ridurre la malattia?

Ecco, perché ho voluto affrontare la difficile tematica dei mitocondri, perché la risposta alle tante domande è: Sì!

 

Continua con “…” (prossimamente)

Fonte bibliografica:

Klemmensen MM, Borrowman SH, Pearce C, Pyles B, Chandra B. Mitochondrial dysfunction in neurodegenerative disorders. Neurotherapeutics, 2024; 21: doi.org/10.1016/j.neurot.2023.10.002.

I MITOCONDRI: I “POWERHOUSE” DELLE CELLULE di Kai S. Paulus

(Pillola n. 118)

Seguito di ” I MITOCONDRI: LE CENTRALI ENERGETICHE DELLE CELLULE”

Allora, la novità scientifica in questione questa volta ha come oggetto i mitocondri, le centrali energetiche, i “powerhouse”, di ogni cellula del nostro organismo. Ma prima di arrivare alle novità, vediamo brevemente, che cosa sono i mitocondri, a cosa servono e come funzionano.

La cellula umana è composta da tanti organelli, il nucleo che contiene il materiale genetico, il DNA, cioè l’informazione di tutto il nostro essere, poi il reticolo endoplasmatico, dove avviene la trascrizione del materiale genetico per essere trasformati nei prodotti strutturali e funzionali necessari alla cellula; ed ancora, nella cellula si trova l’apparato di Golgi, dove vengono confezionati i risultati della trascrizione, cioè protidi e proteine; da non dimenticare i lisosomi nel ruolo della nettezza urbana, e tanti altri; ed infine ci sono appunto i mitocondri, che forniscono l’energia necessaria per tutte le operazioni della cellula. Di questi mitocondri ce ne sono tanti nella cellula in base al lavoro svolto ed al consumo energetico: nelle cellule nervose, i neuroni, ce ne sono di più, e nei neuroni del circuito motorio (i nuclei della base) ancora di più perché qui il fabbisogno energetico è molto elevato.

Rappresentazione schematica di una cellula animale (modificato da immagine internet)

La funzione principale dei mitocondri è la produzione di energia: in essi avviene la respirazione cellulare aerobica (cioè in presenza di ossigeno), tramite la quale viene prodotta ATP (adenosin-tri-fosfato) che è la fonte energetica della cellula: tutto quello che mangiamo, zuccheri e carboidrati (dolci, pane, pasta, riso, patate, ecc.), lipidi (burro, olio, grassi, ecc.), viene trasformato in ATP, cioè energia indispensabile per l’attività cellulare e per l’attività di tutto l’organismo; quello che al momento non serve e non viene convertito in ATP, va nei depositi in forma di grassi, trigliceridi e colesterolo.

Inoltre, i mitocondri eseguono la sintesi di acidi grassi per il proprio fabbisogno (biogenesi), regolano l’importante equilibrio di radicali liberi (gli scarti del metabolismo, altamente tossici ma necessari per i mitocondri per sapere cosa e quanto produrre); i mitocondri formano il gruppo “eme” dell’emoglobulina che trasporta l’ossigeno nel sangue, sintetizzano il colesterolo come riserva energetica e costituente della membrana plasmatica delle cellule; ed infine, i mitocondri producono calore necessario per la termoregolazione.

La complessa struttura a compartimenti multipli permette al mitocondrio di tener separati le varie vie biochimiche e di coordinare contemporaneamente diversi processi metabolici.

Un’altra caratteristica importante dei mitocondri è che contiene un proprio DNA mitocondriale: mentre tutto il genoma cellulare, l’informazione genetica, si trova dentro il nucleo cellulare, il mitocondrio possiede il proprio DNA, con cui fabbrica i suoi “mattoni” strutturali e funzionali, e che gioca un ruolo importante nel Parkinson, come vedremo più avanti.

Infine, i mitocondri sono altamente attivi, in base alle esigenze possono fondersi tra di loro (mitofusione) per aumentare il loro volume e produttività, oppure fissarsi (mitofissazione) l’uno con l’altro ed ad altri organelli.

Durante il loro lavoro i mitocondri possono danneggiarsi; allora essi contengono dei sistemi di mitofagia (complessi sistemi di eliminazione del mitocondrio danneggiato) e di biogenesi (produzione di nuovi mitocondri).

Come abbiamo visto, i mitocondri sono degli organelli cellulari indispensabili alla vita, altamente specializzati e deputati a delle funzioni vitali per la cellula e quindi per tutto l’organismo.

Tutte queste attività dei mitocondri dobbiamo immaginarci come un continuo dinamico tra generare prodotti strutturali e funzionali, gestire l’equilibrio dei radicali liberi, produrre calore, fornire la cellula dell’energia necessaria per vivere e svolgere le proprie mansioni (nel caso dei neuroni trasmettere l’informazione nervosa, produrre dopamina, ecc.), fare e disfare, e per tutto questo servono ‘tonnellate’ di energia.

Ecco perché i mitocondri vengono denominati centrali energetiche, o come dicono gli americani ‘powerhouse’.

Ora vediamo cosa succede, quando i mitocondri non funzionano correttamente.

Continua con ”  I MITOCONDRI: DRAMMA E SALVEZZA DEL PARKINSON (1)“.

I MITOCONDRI: LE CENTRALI ENERGETICHE DELLE CELLULE di Kai S. Paulus

(Pillola n. 117)

Con le ultime ‘Pillole’ abbiamo definitivamente stabilito, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che la malattia di Parkinson è una malattia molto complicata, che riguarda tutto l’organismo (multiorgano), si presenta con un quadro neurologico estremamente variabile con innumerevoli segni e sintomi motori (tremore, rigidità, rallentamento, instabilità posturale, ecc.) e non-motori (insonnia, ansia, depressione, dolori, disbiosi intestinale, ecc.), ha tante cause (multifattoriale), ed è di difficile gestione, anche perché a tutt’oggi non esiste ancora una terapia farmacologica in grado di modificare significativamente il decorso della malattia, di rallentarla oppure di riparare qualcosa.

Ma, dopo questi fatti deprimenti, ci viene nuovamente in soccorso la scienza con nuove scoperte e conoscenze.

“Ma basta!” direte voi, da decenni ci viene raccontato che la scienza va avanti e che si scoprono sempre ulteriori novità, ma il Parkinson rimane inguaribile.

In effetti, ci si potrebbe stufare, se non fosse che il sistema nervoso è talmente complesso che anche dopo cent’anni di intensivi studi di neuroscienze esso non è ancora completamente esplorato; pensate, solo nei primi sette mesi di quest’anno sono stati pubblicati oltre 8000 (!) articoli scientifici sulla malattia di Parkinson (dal 1966 oltre 172000!) a dimostrazione dell’enorme interesse ed impegno degli scienziati di tutto il mondo.

E quindi, ogni volta che i ricercatori ci rivelano un nuovo tassello che ci porta ad una migliore comprensione della malattia e, conseguentemente, a nuove opportunità terapeutiche dobbiamo essere fiduciosi ed applicare nella pratica quotidiana queste conoscenze.

Così, con questa ‘Pillola’ vorrei presentarvi i mitocondri, piccoli organelli che si trovano dentro tutte le cellule del nostro organismo e che sono delle vere centrali energetiche. Appena si è scoperto che questi ‘powerhouse’ cellulari sono strettamente correlati con la formazione del Parkinson, e questo apre ora le porte a trattamenti innovativi.

Come già altre volte, ho suddiviso la Pillola in più parti per una più agevole lettura, nella prima parte vi presento i mitocondri e la loro funzione dentro la cellula, e successivamente vi svelo la loro responsabilità nella genesi del Parkinson, e quindi i nuovi trattamenti.

Non solo vorrei invitarvi alla lettura delle prossime Pillole sui mitocondri, mi mi raccomando a voi: qui raggiungiamo l’ultima frontiera della scienza internazionale, il ‘top’ della ricerca sul Parkinson, che ogni associazione, gruppo, famiglia ed individuo che ha a che fare con il Parkinson deve interessare!

A tratti i capitoli seguenti saranno forse un po’ difficili, ma ne potremo parlare a settembre tutti insieme nella nostra Casa Park, perché la tematica è altamente attuale, innovativa e getta le basi per le future terapie e cure.

Continua con “I MITOCONDRI: I “POWERHOUSE” DELLE CELLULE“

 

Fonti bibliografiche:

Bao Y, Miao G, He N, Bao X, Shi Z, Hu C, Liu X, Wang B, Sun C. Melatonin as a guardian of mitochondria: mechanisms and therapeutic potential in neurodegenerative diseases. Biology, 2026; 189(15): doi.org/10.3390/biology15020189.

Brechtel J, Lietz C, Akpinar Adscheid S, Friedland K. Review article: improving mitochondrial function: current therapeutic perspectives in neurodegenerative diseases. Pharmacological Research, 2026; 229: doi.org/10.1016/j.phrs.2026.108227.

Catanesi M, Di Leandro L, Colasante M, Cimini A, D’Angelo M, Castelli V, Obreja CM, Ippoliti R. Mitochondria-associated microRNAs: emerging roles in the pathogenesis of Parkinson’s disease. Biomedicines, 2026; doi.org/10.3390/biomedicines14020313.

Chan J, Li Z, Liu T, Cheng X, Wei J. Redefining Parkinson’s disease management: the synergistic role of neurotrofic factors and mitochondria. Cellular and Molecular Life Science, 2026; 175(83): doi: 10.0007/s00018-026-06152-x.

Klemmensen MM, Borrowman SH, Pearce C, Pyles B, Chandra B. Mitochondrial dysfunction in neurodegenerative disorders. Neurotherapeutics, 2024; 21: doi.org/10.1016/j.neurot.2023.10.002.

Kural I, Mombeek LMM, Wilson III DM. Role of mitochondria in neural function and survival in the enteric and central nervous system. Cellular and Molecular Life Sciences, 2026; 83(129): doi.org/10.1007/s00018-25-06053-5.

Liu T, Li J, Wu H, Qiao J, Wei J. Unraveling Parkinson’s disease: the mystery of mitochondria and the role of aging. Genes&Diseases, 2026; 13: doi.org/10.1016/j.gendis.2025.101719.

Tong Y, He JN, Zhou L, Zhang J, Ho BM, Du L, Wong Ying Yip Y, Bisnauthsing H, Chan PP, Tham CC, Pang CP, Chu WK. Mitochondrial dysfunction in neurodegenerative disorders: mechanisms and therapeutic advances. Molecular Biomedicine, 2026; 78(7): doi.org /10.1186/s43556-026-00480-x.

NUOVO METODO PER FARE DIAGNOSI DI PARKINSON di Kai S. Paulus

(Pillola n. 115)

Una bella collaborazione tra l’Istituto di Microbiologia e Virologia dell’Università di Sassari, l’UOC Neurologia dell’AOU Sassari e l’Ambulatorio dei Disordini del Movimento dell’ASL Sassari che si inserisce nel panorama della ricerca internazionale con un intrigante lavoro su un metodo di diagnosi precoce di malattia di Parkinson, pubblicato in questi giorni (3 luglio 2026!) sulla rivista scientifica internazionale “Frontiers in Cellular and Infection Microbiology”.

Questa ricerca è ultraspecialistica e pertanto ultra-interessante, ma anche ultra-difficile; cercherò di fare una sommaria sintesi tralasciando tanti dettagli, giusto per farvi capire di cosa si tratti, ma anche per documentare che la ricerca scientifica, per comprendere meglio la malattia di Parkinson e per trovare soluzioni, è in pieno fermento anche vicino a noi, dentro gli Istituti universitari con cui le nostre Associazioni Parkinson di Alghero e di Sassari collaborano da molti anni.

Il lavoro collettivo, capitanato da prof. Leonardo A. Sechi dell’Istituto di Microbiologia dell’Università di Sassari, fondamentalmente è la prosecuzione di ricerche effettuate negli ultimi anni sulla presenza di alcuni anticorpi rilevabili nel sangue, in particolare di anticorpi diretti contro i virus del Herpes simplex e gli HERVs (human endogenous retroviruses) (vedi anche “ LA MALATTIA DI PARKINSON E L’HERPES VIRUS“, ”  PARKINSON E VIRUS: NUOVE CONFERME“).

Sappiamo che il Parkinson è molto aggravato da una reazione infiammatoria del sistema nervoso, la neuro-infiammazione, una reazione assolutamente normale con cui il nostro organismo si difende contro batteri, virus, e processi patologici; purtroppo, però, questa linea di difesa nel caso del Parkinson ci si storce contro e peggiora enormemente la malattia ed a volte può anche causarla.

Titolo della ricerca appena pubblicata: “Ricerca di anticorpi identifica le risposte immunitarie contro HERV-K come possibile biomarker nella malattia di Parkinson”.

Da alcuni anni si è posta una sempre maggiore attenzione sul ruolo del sistema immunitario nel Parkinson ed in particolare i circuiti che coinvolgono gli interferoni, mediatori immunitari e pro-infiammatori attivati da patogeni circolanti e dallo stress cellulare nelle patologie neurodegenerative. Gli interferoni hanno un ruolo chiave nelle infezioni virali, ma possono anche influenzare il metabolismo cellulare, il ricambio delle proteine, e la regolazione del sistema immunitario, tutti elementi coinvolti anche nella malattia di Parkinson.

Le infezioni virali sono studiate approfonditamente, in quanto potenzialmente coinvolte nella stimolazione immunitaria cronica nelle malattie neurodegenerative, come il comune virus Herpes simplex tipo 1 (HSV-1) capace di stabilizzarsi a vita nel sistema nervoso con riattivazioni periodiche, che alla lunga può innescare una risposta immunitaria cronica mediata dagli interferoni (Caggiu et al., 2017). Inoltre, nel nostro DNA sono inseriti dei genomi virali (pezzi di DNA provenienti da virus inseriti nel DNA umano durante l’evoluzione), che sono i cosiddetti HERV (human endogenous retrovirus), di cui specialmente il HERV tipo K può essere attivato dalla stimolazione cronica degli interferoni.

Sappiamo che clinicamente il Parkinson viene suddiviso in stadi iniziale, intermedio ed avanzato, e si è osservato che, mentre gli anticorpi contro gli HERV-K decrescono con l’avanzare della malattia, gli anticorpi contro gli interferoni aumentano, per indicare l’aumento del processo neuro-infiammatorio durante la malattia. Sorprendentemente, gli anticorpi, che si possono trovare nel sangue contro la proteina alfa-sinucleina alterata, non si modificano durante il decorso della malattia. Gli autori ipotizzano che ciò sia dovuto al fatto che la alfa-sinucleina (proteina che, quando alterata, è la principale causa di Parkinson) si trova prevalentemente dentro le cellule e pertanto non viene a contatto con il sistema immunitario che quindi non può formare anticorpi anti-alfa-sinucleina.

I ricercatori intorno a prof. Leonardo A. Sechi concludono, che la ricerca degli anticorpi contro l’HERV-K sia molto lineare con l’andamento della malattia e che pertanto questo possa rappresentare un valido strumento per confermare la diagnosi di Parkinson nelle sue varie fasi.

Questa pubblicazione rappresenta un ulteriore tassello per comporre il puzzle verso una sempre migliore comprensione dei meccanismi che sottostanno alla malattia di Parkinson e per quindi trovare nuove e più efficaci cure.

Un vanto per la scienza turritana, per l’ecosistema Parkinson sardo, e per le nostre Associazione Parkinson Alghero ODV e Associazione Parkinson Sassari ODV.

 

Fonti bibliografiche:

Simula ER, Fais M, Ercoli T, Jasemi S, Paulus KS, Solla P, Pandino C, Sechi LA. Antibody screening identifies HERV-K-related immune responses as candidate biomarkers in Parkinson’s disease. Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, July 2026; doi 10.3389/fcimb.2026.1838615.

Simula ER, Jasemi S, Paulus KS, Sechi LA. Upregulation of mRNAs correlates with downregulation of HERV-K expression in Parkinson’s disease. Journal of NeuroVirology, 2024; doi.org/10.1007/s13365-024-01234-7.

Caggiu E, Paulus KS, Galleri G, Arru G, Manetti R, Sechi GP, Sechi LA. Homologous HSV1 and alpha-synuclein peptides stimulate a T-cell response in Parkinson’s disease. J Neuroimmunol, 2017; 310: 26-31. doi. 10.1016/jneuroim.2017.06.004.

PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (4) di Kai S. Paulus

(Pillola n. 114)

Seguito di “ PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (3)“

Fin qui le sei assi funzionali degli scienziati cinesi; personalmente avrei aggiunto ancora altre tre assi:

Asse sangue – cervello: il sangue è il mezzo di trasporto per i nutrimenti, acqua ed ossigeno (e farmaci) verso il cervello, ed ormoni e sostanze bioattive dal cervello verso l’organismo.

Asse organi di senso (occhi (vista), orecchie (udito), pelle (tatto), cavo orale (gusto, voce), naso (olfatto)) – cervello: con gli organi di senso siamo in contatto con l’ambiente, sappiamo orientarci, comunicare, evitare pericoli, selezionare cibi, ecc.

Asse ghiandole endocrine – cervello: controllati dal cervello, secernono ormoni che guidano le altre ghiandole (ipofisi), regolano il consumo di energia (tiroide), gestiscono lo stress (surreni), controllano lo zucchero nel sangue (pancreas).

Infine, ci sarebbe ancora il cervello stesso con la sua rete di connessioni tra tutte le regioni cerebrali, e le altre possibili malattie, quali, TIA, ictus, vasculopatia cerebrale cronica, epilessia, ecc., e il sistema nervoso periferico che può ammalarsi e dare polineuropatie, infiammazioni, ecc., tutte patologie neurologiche che possono aggravare il Parkinson e viceversa.

Il sistema nervoso forma delle assi con gli altri organi dell’organismo: lo schema illustra la complessità del quadro neurologico di una persona affetta da Parkinson (modificato da: Liu et al, J Adv Res, 2026)

 

Conclusioni:

Una malattia cronica, specialmente neurodegenerativa, non si limita ad un organo ma coinvolge tutto l’organismo; pertanto, volendo trattare solo l’organo malato (nel caso del Parkinson quindi il cervello) la cura sarà deficitaria e spesso fallimentare; diversamente invece, considerando tutto l’organismo, e  l’insieme di tutti gli organi e la psiche (insomma: la persona) allora il trattamento potrà avere più successo e contribuire al miglioramento della qualità di vita.

Ovviamente non ho scritto questa Pillola per angosciarvi e per farvi preoccupare oltre misura; l’esatto contrario è la mia intensione.

Conoscendo tutti questi collegamenti dentro il nostro corpo, ed avendo sperimentato che la sola pastiglia di dopamina non aiuti più di tanto, e sapere che il Parkinson causi altre problematiche o che altre malattie possano aggravare quella neurologica, ci dà l’opportunità di ridurre il Parkinson curando gli altri problemi. Per esempio, una persona con Parkinson e pressione alta sta peggio rispetto a quella con la pressione controllata; stessa cosa dicasi di diabete, ipotiroidismo, osteoporosi, ecc.

Il primo vicepresidente della nostra Parkinson Sassari, Peppino Achene, chiama sempre alla battaglia contro ‘su nemigu’, e nelle battaglie ci si concentra sul punto debole dello schieramento nemico, ovvero sulla malattia più facilmente curabile; ed il nostro amico G.B. dichiara le antipatie verso il ‘rapace infingardo’ che va affrontato con astuzia.

Concludendo, in un quadro neurologico complesso conviene affrontare le problematiche apparentemente meno gravi e più facilmente curabili per migliorare la situazione globale e, soprattutto, per migliorare le autonomie e la qualità di vita.

Ed ora sapete anche perché, quando vi rivolgete al medico per sapere la natura di un tremore alla mano oppure di un equilibrio vacillante, egli pare non vi abbia minimamente ascoltato ed anziché rispondervi, vi chiede, lasciandovi perplessi e sorpresi, se andate regolarmente di corpo e se dormite bene.

 

Fonte bibliografica:

Liu T, Wu H, Wei J. Beyond the Brain: Exploring the multi-organ axes in Parkinson’s disease pathogenesis. Journal of Advanced Research, 2026; 80: 451-474.

PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (3) di Kai S. Paulus

(Pillola n. 113)

Seguito di “  PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (2)“

Asse muscolo – cervello:

Il muscolo è un organo esecutivo del cervello, cioè esegue l’ordine del movimento proveniente dal cervello, cioè dalla corteccia cerebrale, cioè dal nostro ‘Io’: la nostra intensione di alzarci e di muoverci mette in azione i muscoli per arrivare alla meta. Capite, che per ottenere questo scopo ci vuole un meccanismo di precisione, il cervello che porta avanti l’azione del movimento, il muscolo che con i suoi recettori muscolo-tendinei informa il cervello in ogni millisecondo sul movimento effettuato, gli occhi che non perdono di vista l’obiettivo ed il cervelletto che garantisce la coordinazione. Ora, se ad un qualsiasi livello di questo sistema di esecuzione e controllo ci dovesse essere un problema, una alterazione, un ritardo, il movimento subisce delle variazioni. Nel Parkinson abbiamo la rigidità, ovvero una contrazione muscolare protratta non finalizzata che non porta ad alcun risultato tranne al blocco motorio; il tremore invece, è il risultato di una eccessiva stimolazione del sistema cerebello-motorio che sfugge alla modulazione corticale; e così via.

Ed ancora, i muscoli servono per stimolare il metabolismo e spingono il sangue dalla periferia verso il cuore, ma il Parkinson causa meno movimento, il metabolismo rallenta (rallentamento motorio, facile affaticabilità), spesso si osservano edemi declivi (= caviglie gonfie), ed il quadro globale peggiora.

Se poi pensiamo che il movimento serve per contrastare il Parkinson, capiamo bene il circolo vizioso in ci si trova: il Parkinson causa rigidità e blocco motorio che rendono difficili il movimento, ma è proprio il movimento che serve per contrastare il Parkinson.

Il sistema nervoso forma delle assi con gli altri organi dell’organismo: lo schema illustra la complessità del quadro neurologico di una persona affetta da Parkinson (modificato da: Liu et al, J Adv Res, 2026)

Asse osso – cervello:

Le ossa, non ve lo devo neanche raccontare, servono per farci stare in piedi e per vincere la forza di gravità e per proteggere gli organi interni, pensate solo alla scatola cranica ed alla gabbia toracica.

L’osso non è un tessuto solido, immodificabile, ma un tessuto vivo: al suo interno ci sono delle cellule ossee, gli osteoblasti (stimolati con il movimento), che producono materiale osseo e rafforzano le ossa, e gli osteoclasti (più attivi a riposo) che rimuovono tessuto osseo vecchio. Nell’osso sano, osteoblasti ed osteoclasti lavorano in sintonia mantenendo l’osso sano e robusto; invece, in caso di inattività prolungata, gli osteoclasti prendono il sopravento e rimuovono più tessuto di quello che gli osteoblasti riescono a formare, con il risultato che l’osso si indebolisce, osteoporosi e fratture ossee sono le conseguenze.

Inoltre, le ossa secernono delle citochine che stimolano la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello ad adattarsi, a riparare, a formare nuovi circuiti, ed a contrastare la malattia neurologica; in caso di osteoporosi questa funzione importante viene meno.

Asse intestino – cervello:

Questa parte conosciamo forse meglio e ne abbiamo parlato diverse volte in questo sito (vedi “ BUON MICROBIOTA = MENO PARKINSON“, “ IL RUOLO DEL MICROBIOTA NEL PARKINSON“).

Innanzitutto, l’intestino serve per la digestione e l’assorbimento di acqua e sostanze nutritive, ma anche per l’assorbimento dei farmaci presi per bocca. In questo ci aiuta il microbiota, la flora gastrointestinale, la miriade di specie di germi, che popola l’intestino e vive in simbiosi con noi: noi lo nutriamo e come contropartita il microbiota ci aiuta a digerire e produce sostanze essenziali per il nostro sistema immunitario e per la nostra sopravvivenza.

Potete immaginare cosa succede quando l’intestino non funziona bene, a causa di mille motivi che possono portare ad una alterazione della motilità ritmica intestinale (la peristalsi) e causare diarrea o stitichezza; infiammazioni croniche dell’intestino possono addirittura causare lo stesso Parkinson; d’altro canto, ansia, stress cronico e depressione hanno un effetto negativo sul tratto gastrointestinale provocando gastriti, coliti, ed ulcere.

Continua con “ PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (4) “

PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (2) di Kai S. Paulus

(Pillola n. 112)

Seguito di “ PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (1)“

Asse polmone – cervello:

All’interno dei polmoni avvengono gli scambi gassosi: il sangue venoso proveniente dal corpo cede l’anidride carbonica, lo scarto del metabolismo, ed assorbe l’ossigeno proveniente dall’ambiente diventando sangue arterioso ricco di ossigeno ed essenziale per la sopravvivenza ed il funzionamento di tutti gli organi del corpo. Per garantire questa funzione ventilatoria dei polmoni, essi ovviamente devono essere in buone condizioni, i muscoli respiratori, diaframma e muscoli intercostali devono lavorare ritmicamente, e l’organismo deve rimanere attivo. Inoltre, una buona ventilazione polmonare contribuisce a proteggere da infezioni batteriche e virali.

Nel Parkinson, a causa della rigidità, i muscoli respiratori (intercostali e diaframma) lavorano con meno efficienza riducendo la ventilazione e gli scambi gassosi; meno ossigeno arriva al cervello compromettendo ilo metabolismo e le funzioni cerebrali ed accelerando la neurodegenerazione: inoltre, con la ridotta ventilazione, i polmoni sono maggiormente esposti ad infezioni batteriche e virali, che causano ulteriore riduzione degli scambi gassosi; infine, siccome il cervello modula l’attività polmonare, soffrendo per la ridotta ossigenazione, i segnali nervosi diretti ai polmoni saranno alterati. A parte un progressivo peggioramento del quadro neurologico, le conseguenze dirette saranno, affanno, dispnea, facile affaticabilità.

Il sistema nervoso forma delle assi con gli altri organi dell’organismo: lo schema illustra la complessità del quadro neurologico di una persona affetta da Parkinson (modificato da: Liu et al, J Adv Res, 2026)

Asse fegato – cervello:

Il fegato è essenziale per l’organismo perché sintetizza proteine di trasporto per vitamine, ferro ed altri metalli, modula il metabolismo dei lipidi, e detossifica il sangue mediante specifici sistemi enzimatici, quale il citocroma P450 e transaminasi. Un malfunzionamento del fegato ha serie conseguenze sul metabolismo del nostro corpo, con riduzione di trasporto di sostanze importanti ed aumento di prodotti tossici nel circolo ed anche nel cervello. Inversamente, il Parkinson causa neuroinfiammazione, e le sostanze pro-infiammatorie raggiungono il fegato dove provocano la liberazione di radicali liberi, che a loro volta aggravano la malattia neurologica con senso di affaticamento, confusione ed ittero.

Asse cuore – cervello:

Il cuore non è solo una pompa per spingere il sangue attraverso tutto il corpo, ma anche un organo che produce varie sostanze bioattive, tra cui i peptidi natriuretico atriale (ANP) e cerebrale (BNP), e alterazioni di queste sostanze, causate da una malattia cardiaca, appaiono coinvolte come fattori di rischio del Parkinson. Poi, ovviamente, la funzione di pompa è cruciale per garantire il mantenimento della normale circolazione di sangue nel cervello; ipotensione arteriosa oppure aritmie possono portare ad ipossia ed ischemia cerebrale. D’altra parte, il Parkinson può alterare l’attività cardiaca, perché spesso già all’inizio della malattia viene danneggiato il nucleo dorsale del nervo vago che può portare ad alterata frequenza e contrattilità cardiaca. I sintomi neurologici della patologia cardiaca sono lipotimie (mancamenti), sincopi (perdita di coscienza), ipotensione ortostatica (svenimenti quando si sta in piedi).

Continua con “ PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (3)“

PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (1) di Kai S. Paulus

(Pillola n. 111)

[Questa Pillola è molto lunga e complessa, l’ho dovuta suddividere in diversi capitoli per facilitarne la lettura. La tematica è molto importante e chiarisce molte cose della quotidianità con cui una persona affetta da Parkinson ed i suoi familiari devono confrontarsi continuamente, e per questo penso sia molto utile a tutti. La lettura, pur mirando alla massima semplificazione, non è facile, ma, prometto, alla fine ci sarà un “happy end”]

Vi ho mai raccontato che il Parkinson è una malattia piuttosto complicata?

Forse sì, e quindi sapete che il Parkinson comporta tante problematiche neurologiche da ricondurre principalmente ad una riduzione di dopamina nel circuito nigrostriatale del sistema motorio al centro del cervello (i cosiddetti nuclei della base); le conseguenze possono essere rallentamento motorio, rigidità, instabilità posturale e tremore, ma anche dolori, ansia, depressione ed insonnia, tutti sintomi che si possono manifestare in tante combinazioni, in diversi momenti del giorno e della notte, ed ad intensità variabili; conosciamo cause multifattoriali (genetiche, ambientali, tossiche, infiammatorie, ecc.), e tanti farmaci sintomatici che, associati in vario modo tra di loro, dovrebbero aiutare a ridurre e sopportare meglio i sintomi, ma che a volte provocano effetti indesiderati che necessitano a loro volta di essere trattati.

Titolo della pubblicazione di Liu, Wu e Wei: “Oltre il cervello: esplorando le assi multi-organo nella patogenesi della malattia di Parkinson”

Ora, i ricercatori cinesi Liu, Wu e Wei hanno pubblicato una dettagliata sintesi sulle conseguenze del Parkinson sugli altri organi del corpo, quali cuore, polmoni, fegato, ecc., che complicano infinitamente il quadro globale di salute, mettendo a dura prova la sopportazione e la forza di volontà degli interessati, ma che comporta anche delle importanti opportunità di cura e di miglioramento della qualità di vita, di cui vi accennerò alla fine.

Liu e colleghi (2026) suddividono le relazioni che nel Parkinson intercorrono tra il cervello ed i vari organi in sei assi funzionali in cui il cervello dialoga costantemente con gli altri organi del corpo umano:

Continua con “  PARKINSON – NON SOLO CERVELLO (2)“

PARKINSON – INTERESSANTI NOVITA’ SCIENTIFICHE di Kai S. Paulus

(Pillola n. 110)

La domanda principale è sempre questa: “Perché non si riesce ancora a guarire farmacologicamente la malattia di Parkinson?”

E la risposta è che non si conoscono ancora precisamente i meccanismi biologici, cellulari e molecolari del Parkinson, del quale le cause possono essere multifattoriali, ambientali, tossiche, genetiche, e del quale si distinguono sempre più sottotipi, che oltre a parlare del classico Parkinson idiopatico e sporadico, e delle tante forme genetiche, si parla ora anche di una variante mitocondriale, cioè un Parkinson che origina da alterazioni dentro i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule; per non parlare delle infinite combinazioni tra forme idiopatiche, genetiche, ambientali, mitocondriali e stili di vita.

Non fraintendetemi: la scienza non sta brancolando nel buio, e non c’è motivo di disperarsi, anzi, la ricerca in questi anni sta facendo enormi progressi, si comprendono sempre meglio il funzionamento del cervello e delle sue alterazioni, e quindi ci si avvicina sempre di più allo sviluppo di cure innovative (tanto da prendere il volo, vedi  “CHE SOLITUDINE LA’ FUORI NELLO SPAZIO”).

Due di queste novità scientifiche vorrei presentarvi qui di seguito:

Sappiamo che nella maggior parte il Parkinson è dovuto ad un malfunzionamento della ‘nettezza urbana’ dentro il cervello che non riesce a smaltire lo scarto della alfa-sinucleina, proteina essenziale per la trasmissione dell’informazione neuronale, e nello specifico, essenziale per la liberazione di dopamina che consente la comunicazione tra cellule neuronali nel sistema motorio, i nuclei della base (per approfondire il meccanismo dell’alfa-sinucleina e dei corpi di Lewy, vedi anche “ L’ALFA-SINUCLEINA“).

La alfa-sinucleina alterata è tossica per la cellula nervosa, il neurone, ed altera la sua funzionalità fino ad interrompere la sua attività, il circuito neuronale del sistema motorio si ‘inceppa’, ed il movimento cambia: compaiono rallentamento, rigidità, e tremore.

Sappiamo anche che il Parkinson, ed il nostro presidente d’onore Franco Simula lo sottolinea sempre, è una patologia neurodegenerativa progressiva, cioè va avanti e peggiora continuamente. Recentemente si è scoperto che la proteina dannosa può diffondersi nello spazio interstiziale (spazio tra le cellule) circostante e ‘contaggiare’ altri neuroni.

E qui arriviamo alle novità:

  • Si sta studiando un farmaco in grado di bloccare il processo attivo con cui delle sostanze possono entrare in una cellula, chiamato endocitosi, stesso meccanismo con cui l’alfa-sinucleina alterata può passare ad un secondo neurone; quindi, in presenza di questo farmaco, chiamiamolo Perampanel, la proteina ‘cattiva’ rimane fuori e non può contaminare l’altra cellula, la neurodegenerazione si blocca ed il nostro Franco Simula dovrà aggiornare il suo vocabulario cancellando la parola ‘progressiva’. (rif. biblio.: Ueda et al., 2026).

Titolo del recente lavoro di Ueda e colleghi: “Perampanel blocca la progressione attraverso la sinapsi della alfa-sinucleina e la neurodegenerazione in un modello animale di malattia a corpi di Lewy”.

  • All’inizio avevamo ricordato quanto sia complicata la malattia di Parkinson, ed un’altra componente della malattia è la neuroinfiammazione: durante una malattia cronica dentro il cervello si crea un processo infiammatorio, ovvero il cervello reagisce contro la diffusione della malattia cercando di delimitarla, ma, così facendo, peggiora la situazione; la neurodegenerazione non coinvolge solo i neuroni ma anche altre cellule del cervello, quali la microglia e gli astrociti, cellule deputati alla difesa del cervello; gli astrociti, attivati dalla malattia, si scatenano liberando sostanze che favoriscono l’infiammazione che a sua volta disturba i circuiti neuronali e aggrava la degenerazione. Stando ai risultati di recentissimi modelli animali, pare che con l’applicazione di ultrasuoni a bassissima intensità (ultra-low intensity ultrasound, ULIUS) si possa ridurre l’attivazione degli astrociti e quindi calmare la neuroinfiammazione bloccando infine la neurodegenerazione. (rif biblio.: Kim et al, 2026).

Titolo della recente pubblicazione di Kim e colleghi: “Repressione ultrasonica della reattività degli astrociti TRPA-1-dipendenti conferisce neuroprotezione in modelli di demenza a corpi di Lewy”.

 

Non disperate, qui non stiamo parlando né di fantascienza e neanche di pura ricerca di laboratorio che necessita di decenni per concretizzare i risultati.

Invece, cosa direste, se vi svelassi che il farmaco che potrebbe bloccare la diffusione della proteina tossica e quindi bloccare l’avanzare della malattia, esiste già? Certo, i possibili benefici si riferiscono a modelli sperimentali e quindi non può essere ancora utilizzato nel Parkinson e ci vorranno ancora degli studi approfonditi, ma il farmaco esiste e viene utilizzato per un’altra malattia neurologica.

Ed ancora, neanche la tecnologia degli ultrasuoni è roba futuristica, ma altro non è che un ulteriore sviluppo di una metodica esistente, l’ecodoppler, con cui si esaminano comunemente le arterie del collo oppure lo stato di sviluppo del feto durante la gravidanza.

Cari Rocket man e Major Tom, il futuro è adesso!

 

Fonti bibliografiche:

Kim JH, Lee K, Koo M, Kim D, Hong JK, Choi JY, Ko HS, Shin JH, Park JM, Park J, Lee Y. Ultrasonic repression of TRPA-1-dependent astrocyte reactive confers neuroprotection in models of Lewy body dementia. Transl Neurodegener. 2026; 15(1): doi: 10.1186/s40035-026-00544-6.

Ueda J, Uemura N, Chang J, Hirato T, Ishimoto T, Oono M, Matsuzawa S, Yamakado H, Takahashi R. Perampanel blocks transsynaptic alpha-synuclein propagation and neurodegeneration in a mouse model of Lewy body disease. Mov Disord, 2026; 41(5): 1183-1196.

Ueda J, Uemura N, Sawamura M, Taguchi T, Ikuno M, Kaji S, Taruno Y, Matsuzawa S, Yanakado H, Takahashi R. Perampanel inhibits α-synuclein transmission in Parkinson’s disease models. Mov Disord 2021; 36(7):1554-1564.

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