Volare si Può, Sognare si Deve!

Un annu passadu cun su nemigu (24 novembre 2012) di Peppino Achene


Prima de incomintzare a bos raccontare sa nenia mia,su dovere m'imponet de bos manifestare totta sa riconnoschentzia, totta sa gratitudine chi non b'hat misura chi la podet misurare. Pro tottu sos impignos, pro tottu sos sacrifitzios chi ogni die devides affrontare pro me e pro tottu sos malaidos de Parkinson pro nos fagher istar 'ene.
Como bos racconto unu pagu bugliende e unu pagu preoccupadu comente hapo passadu cust'annu. Ogni die non manco 'e pensare:”Poite de Parkinson mi so devidu ammalaidare”?
Finzas a deris resessia a che lu accuntentare cun calchi caramellina, oe, dubbiosu, no ischo pius ite li dare. Pro lu fagher isthare frimmu, fidutziosu ma preoccupadu, ando a chischare aggiudu a chie in sa protetzione sua m'hat leadu.
Cando li so addainanti, cominzo a mi lamentare e issu cun sa massima attintzione si ponet a m'aischultare. Finidu de l'illustrare sas difficultades mias,senza esitare mi rispondet: devimus preparare isthrategias noas.
Primu chi ispuntet die mi nde devo pesare da-i su lettu pro li minare su caminu inue devet passare. In tottu su manzanu non s'atzardat a bi proare; cando 'enit mesu die, ischasthende sos ostaculos, comintzat a bi tentare.
Cun-d-unu proiettile de “madopar” resesso a che lu alluntanare; murrunza murrunzende, a da-i segus si che torrat minettende:”Como ando a ti preparare su contu”. Primu chi enzat sero resessit a si fraigare unu ponte, lu ido arrivare da-i luntanu e, finidas sas munitziones, isthraccu 'e lottare, mi 'enit a dossu e cominzat a mi tribulare cun sa tremula, mi faghet restare cun sos pes attaccados a terra, e no li bastat, mi devet leare puru s'equilibriu.
Pro fosthuna chi sa mente est lucida: m'ammentat chi poto isfruttare atteras energias.
Dimando appuntamentu a su protettore pro l'infommare de tottu.
Comente e sempre mi rispondet pienu 'e premura e de cordialidade:”Tue hasa su “pas”, bide de l'impreare”. Pagu bi ponzo innanti a issu a l'ammusthrare tottu, sos abusos li fatto notare. Preoccupadu de su c'hat devidu aiscultare, ibrottat:“No est chi li devimus dichiarare gherra”. “ Perdonede ,su duttore, una cosa li chelzo ammentare” e continuo senza aisettare risposta “S'imperadore Costantinu hat devidu cambiare sa fide pro inchere sa battaglia; tue sa fide non la podes cambiare, sa chi hasa continua a professare. Deus ti l'hat dada. No la podes rinnegare”. “Isthrategia e pianos chi tue connosches si devent affidare a mie. Deo so unu etzu soldadu collaudadu da-i tantas battaglias. De me ti deves fidare. Deo non poto disertare. Tando si chi li faghimus crollare su ponte e resessimus a frimmare s'avanzada 'e su nemigu ,a s'atera pasthe 'e su ponte ti che poto pigare vittoriosu”.

Iscugia devo dimandare si mi so permissu 'e abusare de sa pascenscia 'osthra.
S'isperantzia mia est chi 'ois a mie e a nois signados da-i su Parkinson, nos fatedas campare a longu in autonomia.
Prima di cominciare a raccontarvi la mia “nenia”, il dovere mi impone di manifestarvi tutta la riconoscenza, tutta la gratitudine che non c'è misura che possa misurarla. Per tutto l'impegno, per tutti i sacrifici che ogni giorno dovete affrontare per me e per tutti i malati di Parkinson per farci star bene.
Adesso vi racconto un po' scherzando un po' preoccupato come ho trascorso quest'annno. Ogni giorno non posso fare a meno di pensare:”Perchè mi son dovuto ammalare di Parkinson”?
Sino a ieri riuscivo ad accontentarlo con qualche caramellina (farmaco blando)
oggi,dubbioso, non so più che cosa dargli. Per cercare di bloccarlo, fiducioso ma preoccupato, vado a cercare aiuto a chi mi ha preso sotto la sua protezione.
Arrivato davanti a Lui, comincio a lamentarmi e Lui con la massima attenzione mi ascolta.Appena finito di raccontare le mie difficoltà Lui mi risponde senza esitare: dobbiamo preparare nuove strategie. Prima che spunti il giorno mi devo alzare dal letto per minargli la strada in cui deve passare. Per tutta la mattinata
non si azzarda a provarci; quando arriva mezzogiorno, scartando gli ostacoli, comincia a tentarci. Con un proiettile di “madopar”riesco ad allontanarlo; lui, brontolando ripetutamente, se ne ritorna indietro minacciando: “Adesso vado a prepararti il conto”. Prima che arrivi la sera riesce a costruirsi un ponte, lo vedo arrivare di lontano e io, esaurite le munizioni e stanco di lottare, lo vedo aggredirmi e tribolarmi col tremore, mi costringe a restare con i piedi attaccati a terra, e siccome ancora non gli basta, riesce anche a togliermi l'equilibrio.
Per fortuna la mente rimane lucida: mi ricorda che posso sfruttare altre energie. Chiedo appuntamento al mio protettore per informarlo di tutto.
Come sempre mi risponde pieno di premura e di cordialità:”Tu possiedi il “pass”,cerca di usarlo”.
Ci metto poco davanti a Lui a dimostrargli (al medico) tutti i suoi abusi (del Parkinson) e gli e li faccio notare. Preoccupato di ciò che ha dovuto ascoltare, sbotta:”Non è che gli dobbiamo dichiarare guerra”.”Perdoni,dottore, vorrei ricordarle una cosa” e continuo senza aspettare risposta “: l'imperatore Costantino ha dovuto cambiare la fede per vincere la battaglia; tu la fede non la puoi cambiare, continua a professare quella che hai.Dio te l'ha data, non la puoi rinnegare “. “La strategia e i piani che tu conosci si devono affidare a me. Io sono un vecchio soldato collaudato da tante battaglie. Di me devi fidarti. Io non posso disertare. Allora si che gli faremo crollare il ponte, riusciremo a fermare l'avanzata del nemico e ti potrò portare vittorioso all'altra parte del ponte”.

Devo chiedere scusa se mi son permesso di abusare della sua pazienza.
La mia speranza è che Lei faccia campare me e tutti noi segnati dal Parkinson, a lungo in autonomia.

 

4 Commenti

  1. Associazione Parkinson Sassari Onlus

    Oggi la bella poesia di Peppino é stata arricchita con la traduzione del testo in italiano.

    Rispondi
    1. kaipaulus

      Ottimo lavoro. La lettura sarà facilitata per chi non conosce bene il sardo, come me…

      Rispondi
  2. kaipaulus

    Ecco, un nuovo capitolo della saga “Cronache di Peppino”. (a forza di leggere i vostri poemi in limba prima o poi imparerò il sardo!). Peppino continua a modo suo ad incoraggiare tutti. La battaglia è in corso e tutti insieme siamo chiamati a “s’avanzada de su nemigu ressesimusu a frimmare”.
    Volare si può…

    Rispondi
    1. kaipaulus

      Errata corrige:
      ho notato che “Un annu passadu cun su nemigu” non è un nuovo contributo, ma la versione integrale ed originale del poema già pubblicato il mese scorso nel nostro sito. L’attuale versione è ancora più gustosa…

      Rispondi

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