Volare si Può, Sognare si Deve!

STORIA DI VITA REALE (o meglio di vita vera) di Salvatore Faedda

Sono nato in via San Sisto n. 13, nella parte che va da via La Marmora al mercato, in una casa che mio padre aveva preso in affitto da una coppia di anziani. Il nostro portone era situato proprio di fronte a quello di Sannia, all’epoca famoso per il buon vino. Una canzoncina popolare lo ricorda così “in de Sannia ja vinnè di vinu bonu”.
A casa nostra, nonostante mio padre lavorasse in una ditta privata per la bitumazione delle strade, ciò che abbondava in assoluto era la…miseria!!! Ce n’era talmente tanta che bastava una giornata uggiosa per aumentarne la quantità perché mio padre, nei giorni di pioggia, purtroppo non lavorava.
Al piano terra di quella palazzina viveva signora Rosina, da me chiamata affettuosamente “zia Rosina”; quando vedeva mio padre rientrare a casa per via della pioggia, mi chiamava, preparava il fuoco nel braciere vicino al portone, tagliava le patate a spicchi e le friggeva nello stesso olio che ne aveva fritto a quintali. Io ero felicissimo perché così potevo mangiare qualcosa di gustoso. Anche il pane, all’epoca, era un alimento destinato ai ricchi perché solo loro potevano permetterselo (altro che merendine…!!!).
In un anno poco piovoso e con qualche introito in più, riuscimmo a cambiare casa per andare ad abitare in via S. Apollinare al n. 22 di fronte al tabacchino di “Annetta Pidocciu”. L’appartamento era di mio nonno che, a detta di qualcuno, si era procurato in tempo di guerra con il mercato nero. Finalmente avevamo l’acqua e la luce e, quando mamma non aveva i soldi per pagare le bollette mia nonna, di nascosto di mio nonno, dava mano al portafoglio e le pagava lei.
Quando l’economia riprese a girare, fra le altre cose di vitale importanza, potevamo permetterci perfino qualche fetta di fainè…che leccornia!!!
Anche i grandi magazzini UPIM avevano dato un grande contributo ed è per questo che tutt’intorno proliferavano bancarelle di ogni genere. Io mi incantavo: vedere tutto quel ben di Dio dopo tanta miseria…mi gratificava.
Sempre in quel periodo mia madre, ogni settimana, mi mandava nella macelleria di via Rosello a comprare 100 lire di ossa…per il cane!!! Quelle ossa, però, mia madre le faceva in brodo; il macellaio, che aveva capito la situazione, aggiungeva qualche pezzo di carne e quando lo portavo a casa…allora si che era una festa.
L’elettrodomestico in voga era il frigorifero, solo in pochi lo possedevano e chi poteva permetterselo quasi sempre lo pagava a rate. Le sorelle di mamma ce l’avevano tutte e ognuna lasciava sempre un piccolo spazio per noi.
Per il pranzo della domenica, che normalmente durava circa due ore (i telefonini non esistevano nemmeno nell’immaginario perciò a tavola si chiacchierava di gusto), mamma comprava lo “zimino”. Lei lo lavava bene, lo imbottiva con i “riccioli” e uva passa e poi lo cucinava col sugo…che bontà!!!
L’unico dolce possibile era un raviolone di ricotta che mia madre preparava con passione e poi friggeva per tutti noi.
Per le bevande da mettere in tavola, lasciavano a me l’incombenza di preparare l’acqua frizzante, con una bustina di idrolitina, e l’aranciata con una bustina di arancia liofilizzata.
Quando mio padre venne assunto al comune di Sassari poiché noi figli eravamo cresciuti e le esigenze erano aumentate, cambiammo nuovamente casa e andammo ad abitare in via Principessa Maria n.41. Lì ognuno di noi poté assaporare la gioia di una cameretta da condividere in due anziché un grande camerone pieno di letti.
Eravamo quasi ricchi…ma non ce ne siamo mai resi conto.

Salvatore Faedda

3 Commenti

  1. Giannella

    Bravissimo, Tore, hai rievocato con parole indimenticabili la semplicità della vita di un tempo lontano, che tanti di noi hanno vissuto e spesso vogliono dimenticare; ma io credo che la memoria debba essere salvaguardata e che dobbiamo essere felici di aver attraversato un’epoca di grandi cambiamenti. Così possiamo guardare con fiducia al presente e, perché no, al futuro, Grazie

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  2. Franco

    Bravo Salvatore. Riesci ad essere commovente e coinvolgente soprattutto quando racconti con ricchezza di particolari e grande passione episodi di vita vissuta. Lì emergono la tua sensibilità e la tua umanità rinvigorite dalle quotidiane sofferenze.

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    1. Salvatore

      Grazie…con tutto il cuore!!!

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