Volare si Può, Sognare si Deve!

Rincorrere il vento di Nicoletta Onida da un’idea di Giuseppe Muglia


il-ciclista

Giuseppe Muglia Il ciclista, 1995 Tecnica mista olio su tela, 97 x 61 cm

                  Abbandonato il giornale in un angolo del divano, spossato dalla calura di quel giorno di fine estate, socchiusi gli occhi e mi lasciai andare ai ricordi. In un baleno rividi me, giovane ciclista dilettante, trafelato e felice cimentarmi nella gara insieme a tanti altri che, come me, avevano desiderio di evasione e svago più che sogni di gloria. Col sudore che m’imperlava la fronte, affrontavo salite e discese rasentando siepi, paracarri, muretti a secco oltre i quali si scorgevano piccoli poderi o campi di grano dove la brezza primaverile faceva ondeggiare le spighe. Qua e là, macchie di agrifoglio o ginestre in fiore coloravano il paesaggio. Staccandomi dal gruppo, sfiorando campagne delimitate da basse colline, da cui arrivava il profumo di erbe selvatiche, mi abbandonavo sul manubrio finché, dopo ripide discese, giungevo in prossimità del mare. Laggiù il rumore delle onde che giungeva mescolato al verso stridulo dei gabbiani m’ inebriava, così, come se potessi volare anch’io, ritto sui pedali col cuore che mi batteva all’impazzata, spendevo le ultime briciole di forza sognando di giungere fra i primi al traguardo. La bici era stata la mia passione fin da bambino; crescendo non mi aveva abbandonato. Mi aveva regalato tante emozioni durante le gare e tanti giorni indimenticabili, ma sentirmi parte di un gruppo che condivideva con me occasioni di svago ed evasione era, sicuramente, la cosa più bella. Anni felici, quelli! Col passare del tempo si affacciarono sulla mia vita responsabilità e problemi che, pian piano, cancellando la spensieratezza giovanile, trasformarono il mio modo di pensare. A complicare tutto sopraggiunse, poi, la malattia che, a poco a poco, spense le speranze che per anni mi avevano accompagnato; in primo luogo quella di una vecchiaia serena. Superato lo smarrimento iniziale, fiducioso nelle terapie, decisi di non lasciarmi abbattere – questa è la vita – mi dicevo – disperarsi è inutile !- Dopo qualche tempo, ancora una volta, entrai a far parte di un gruppo che, come me, lottava per raggiungere la medesima mèta: la vittoria sulla malattia. In quel gruppo ciascuno aveva una propria storia; ognuno aveva faticato, accarezzato sogni e desideri, aveva lottato e patito per realizzarli; dunque non ero l’unico, perché dovevo sentirmi così sfortunato? Quel giorno, però, la notizia dell’ inaugurazione della pista ciclabile, pubblicata sul giornale, mi aveva riportato indietro nel tempo risvegliando ricordi sopiti di un tempo felice. Ancora una volta fui preso dallo sconforto. Alla mia età, infatti, sarebbe stato bello poter pedalare tranquillo dentro la città, invece, tutto ciò mi veniva impedito dal tremore, dalla rigidità muscolare, dall’insicurezza dovuti alla malattia. Ad un tratto, sentendo battere un’anta della finestra aprii gli occhi preoccupato; forti raffiche di vento sferzavano l’aria preannunciando la pioggia. Mi soffermai ad osservare il cielo dove, assieme ad una moltitudine di foglie, un palloncino colorato, probabilmente sfuggito alle mani di un bimbo, volava troppo alto per essere recuperato; pensando alla sua delusione dissi a me stesso: “ rammaricarsi è inutile, rimpiangere il passato è come rincorrere il vento”.


1 Commento

  1. Giannella Cossi

    Bello e struggente questo ricordo, il titolo è una poesia. Grazie, cara Nicoletta, per
    questa testimonianza, e un abbraccio a Giuseppe che é nostro amico fin da quando volava sulla sua gloriosa bicicletta

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