Volare si Può, Sognare si Deve!

Pasca ‘e Abrile – testo di Egle Farris


Cozzula con l’uovo

Così la chiamavano, per distinguerla da quella che allora veniva consacrata come Pasca ‘e Nadale nel mio piccolo, indimenticato paese.

Le immagini sgranate sono quelle della casa del pane, così chiamavano quelle due stanze in terra battuta, col cortile, il pozzo e la legna  accatastata e lingue di rosso fuoco nel forno…e le “luscie” piene di grano con le trappole per topi tutt’attorno e le pannocchie, prese per i capelli e appese alle travi …e mani che impastavano farina e secchi d’acqua tirati con affanno …e campane legate e slegate che non capivo mai cosa dicessero gli adulti a questo proposito e il giovedì a vedere nelle due chiese i “sepolcri”, parola evocante misteri incomprensibili ed inaccessibili a noi piccini , alti verdi fili  attorniati da nastri colorati e il  bianco tenero dei germogli del grano o delle lenticchie dritti ed incolonnati, che li volevo sempre accarezzare, ma non si poteva, non era riguardoso … ci dicevano.

E noi non toccavamo anche se non capivamo cosa fosse riguardoso…

E la Madonna nel suo simulacro sempre nero e addolorato, portata in giro per le strade sibilanti solo di vento, strette e silenziose ,e donne nero-vestite coi capelli sciolti che riempivano quei silenzi di pianti ed implorazioni….e i bambini  vestiti da angeli, addobbati di lustrini e catenine d’oro cucite abilmente  a scanso di lunghe mani e che gli usciva l’alluce dal buco della scarpa troppo piccola …e le pulizie pasquali con l’unico detersivo esistente marca  “olio di gomito “, che si sciorinava tutto ai primi soli dalla finestra  finalmente aperta ….e la benedizione di quelle povere, lustre case col prete in cotta e i chierichetti tronfi con il paniere delle offerte dove qualche uovo aveva già fatto la frittata e la bisaccia per i dolci e il sacchetto ,piccolo ,per i soldini …che pochi ne venivano elargiti e la veglia della notte del sabato, tutto al buio col solo chiarore di una candela e una fiammella ,perché doveva rinascere, ma chi? mi chiedevo, chi? …..e poi la domenica quello scampanio che riaccendeva sorrisi e auguri e felicità….e poi tutti quei giorni di confusi, 000 intrecciati avvenimenti, persone, silenzi e misteri  e candele e Madonne in processione allora si perdevano e fuggivano e non mi facevo più domande, dimenticavo tutto di fronte  a quelle “cozzule ‘e s’ou” con innumerevoli forme di biondo pane frastagliato come ricamo, con un uovo sodo al centro ed un nastro bianco attorno, che era la cosa più bella mai uscita da quella casa del pane …….

Una signora col rossetto                                                       Egle Farris


6 Commenti

  1. Farris Egle

    Caro GB , tu saresti il sogno di ogni scrittore .Ben inteso ,io non sono una scrittrice ma se qualcosa che hai scritto dà a chi legge delle piccole emozioni beh allora grazie .Riesci a cogliere sottotracce che neppure io avevo considerato.D’altronde mi affido quasi sempre alla memoria di me bambina ,quando la differenza con la vita di oggi era abissale .E forse è proprio per questo che sono in grado di non dimenticare questi episodi lontanissimi e scomparsi .Grazie memoria .Ma ricorda che aspetto sempre qualcosa di tuo,lieve e romantico come Racconto breve ,tenero ,delicato e garbato .Auguri per le prossime feste a te e tua moglie .State bene Egle

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  2. Kai Paulus

    Concordo con gli elogi di G.B., grazie Signora col rossetto per questo frammento pasquale di Sardegna che fu.

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    1. Farris Egle

      Grazie dott Kai delle sue parole .Non ho mai letto Castaneda ,ma non voglio mancarlo . Ci arriverò ,da ciò che avete detto sarà sicuramente nelle mie corde. Auguri di salute e serenità a lei e famiglia

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  3. G.B.

    Bravissima Egle, i tuoi racconti suscitano sempre delle grandi emozioni !!
    Aspettiamo con trepidazione altri tuoi racconti.
    Tuo affezionato lettore.

    g.b.

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  4. g.b.

    In questo nuovo racconto, la nostra cara Signora col rossetto, ci trasporta come in un sogno, in un suo ricordo infantile, di bambina disincantata nella festività Pasquale, dove esprime con forza evocativa i riti pagani e religiosi confusi tra loro da una realtà mai chiarita; un dogma ammantato di mistero e tramandato ai posteri, perché si perpetui all’infinito con la stessa sacralità e lo stesso “riguardo”.
    Ciò mi riporta alle letture dello scrittore peruviano Carlos Castaneda nella sua immaginifica visione della vita: …. “misteriose punture di stelle sparse nello spazio siderale” che riluccicano silenti e misteriose, per dar vita ai nostri più riposti sogni terreni.
    Geminiano

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    1. Kai Paulus

      Complimenti Geminiano,
      Castaneda è un grande autore; ne ho letto alcuni libro con enorme piacere.

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