Volare si Può, Sognare si Deve!

PARKINSON: DIFFERENZE DI GENERE di Kai S. Paulus

Già da qualche anno stiamo seguendo con molta attenzione la ricerca a riguardo delle differenze tra donne e uomini nella malattia di Parkinson.

Mi preme di intervenire nuovamente perché si sta aggiungendo un nuovo tassello.

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Sappiamo che il Parkinson differisce tra i generi per fattori di rischio, età di esordio, grado di gravità dei sintomi motori e non motori, decorso della malattia, e la sua gestione globale; il nostro “rapace infingardo”, “su nemigu”, è prevalente negli uomini con un rapporto di circa 3:2 rispetto alle donne. Questa significativa differenza occupa da molti anni la scienza internazionale, e la caccia al “perché?” è appena iniziata. Trovare la risposta non solo significherebbe comprendere meglio i meccanismi neuronali e genetici che sono alla base di questa malattia, ma ciò avrebbe enormi conseguenze in termini di terapia e prevenzione.

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Nell’attuale numero di ottobre della rivista americana Movement Disorders il gruppo di scienziati statunitensi, tedeschi e norvegesi intorno a Cynthia Kusters conferma che uno dei fattori che protegge dalla neurodegenerazione del Parkinson è la presenza di ormoni femminili, gli estrogeni, e soprattutto la durata di esposizione. Gli autori affermano che gli anni tra il menarca e la menopausa sono importanti ai fini della neuroprotezione e che ogni anno di ritardo della menopausa, e quindi la riduzione degli estrogeni, comporterebbe una riduzione di rischio di Parkinson del 7%, ogni anno (!).

Credo che questa notizia sia sensazionale e non potevo non condividerla con voi. Certo, la caccia ai tanti ‘perché’ è ancora molto lunga, ma possiamo contare su ottimi cacciatori.

Piccola osservazione: nel loro editoriale Ziv Gan-Or e Nicholas W. Wood distinguono tra il sesso (biologico) ed il genere (auto-definito). Verosimilmente un segno del tempo, visto che oltreoceano hanno autorizzato recentemente passaporti con la possibilità di genere X.

fig2Font bibliografiche:

Gan-Or Z, Wood NW. Mendelian Randomization Studies: A Path to Better Understand Sex and Gender Differences in Parkinson’s Disease? Movement Disorders 2021, 36(10): 2220-2221

Kusters CDJ, Paul KC, Folle AD, KeenerAM, Bronstein JM, Bertram L, Hansen J, Horvath S, Sinsheimer JS, Lill CM, Ritz BR. Increased Menopausal Age Reduces the Risk of Parkinson’s Disease: a Mendelian Randomization Approach. Movement Disorders 2021, 36(10): 2264-2272.

3 Commenti

  1. g.b.

    La documentata precisazione del nostro stimato neurologo Dr: Paulus sulla differenza dell’incidenza del Parkinson sui soggetti di genere, (per fattori ormonali), apparecchia un panorama suggestivo nell’evolversi della ricerca, a vantaggio di una terapia sempre più mirata per sconfiggere il “rapace”.
    Sono anche convinto che molti di noi si farebbero prescrivere una “pillola” a base di estrogeni, se questo esperimento aiutasse il lavoro di ricerca.

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  2. Kai Paulus

    Carissima Dora, il tuo commento è tenerissimo e struggente allo stesso tempo.
    Non è ‘solo’ una questione di ormoni, però, la notizia è strepitosa; non risolve i nostri problemi, ma finalmente qualcosa si muove. La scienza si comporta un po’ come l’acqua: finché stagna non succede niente, ma, una volta che si apre un varco, si scatena; inizialmente irrompe in tutte le direzioni per poi trovare la direzione giusta verso la quale defluire.
    Con questa ‘breccia’ creata da Kusters e colleghi si stanno aprendo dei nuovi scenari, fino a due-tre anni fa, inimmaginabili. Gli estrogeni posseggono un effetto protettivo, e questo è ragionevole, perché la natura cerca di proteggere la vita e quindi la donna in età procreativa. Capire, però, i meccanismi del ‘perché’, ci potrà dare una importante chiave per comprendere meglio le malattie neurodegenerative e quindi aiutarci a trovare terapie e prevenzioni.
    Tenerissima Dora, non devi sostituirti a Giuseppe. Non so se mai gli prescriverò la pillola anticoncezionale, ma la consapevolezza che si stia lavorando tanto in tutto il mondo per aiutare Giuseppe ed amiche/amici ci dà molta forza.

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  3. Dora

    Allora è proprio una questione di ormoni? Talvolta vorrei portare su di me la malattia e sostituirmi a mio marito, quando non riesce a mandare avanti un piede dietro l’altro e vorrei avere la forza e il coraggio per tutti e due. Io non ho il Parkinson ma lo vivo in ogni momento della mia giornata , soprattutto ora che Giuseppe si trova in un periodo di maggiore fragilità ed a volte sembra impossibile che i suoi blocchi per il freezing siano così gravi. Ed allora lo incoraggio, ma lo riprendo anche, sollevo la voce nel tentativo di interrompere l’immobilità che dura minuti lunghissimi ed esasperanti; lo sblocco, quando si realizza, mi appare un successo suo e mio ed allora la tensione si allenta e si ricomincia. Io sento in me la forza ed il coraggio per entrambi, anche se spesso la delusione è lo scoramento prevalgono e così andiamo avanti aspettando tempi migliori, anche in fondo al mio cuore so che sarà molto difficile che i desideri ed i sogni si avverino… Accidenti agli ormoni che ci abbandonano!!!

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