Volare si Può, Sognare si Deve!

Ognisanti – Testo di Egle Farris


Halloween non si festeggiava . Semplicemente, non esisteva. Chi, come me, ha oltrepassato le settanta primavere, aspettava Ognissanti che dovevano esserci proprio tutti, tutti, i santi, se c’erano due esse, e magari avrà dei ricordi simili ai miei . Ho ancora negli occhi e nella mente quell’attesa, l’attesa di quei dolci che, allora, non venivano preparati in tutti i periodi dell’anno ma solo ed esclusivamente per quella festa.
Cospiratori.

Come carbonari intriganti e cospiratori della notte ,con tutti i cugini, con indifferenza e dissimulata paura cominciavamo a salire quei gradini sbeccati che portavano nelle immense soffitte dei miei nonni (forse è solo il mio ricordo, immense, ma tant’è). La grossa chiave strideva nella serratura e, ssshhhh ssssssshhhhh, entravamo tutti. Toglievamo le scarpe, che non ci sentissero, per carità, ed i piedi diventavano ghiaccioli in un millisecondo.

E si cominciava a passare sotto le travi da cui pendevano ghirlande di pomodori rossi e succosi, grappoli di pere “antoni e ‘sale” dall’inebriante profumo che prometteva delizie , melograne che mostravano denti vermigli e si erano incoronate ed abbigliate da sole, grappoli di uve, torciglioni di bucce d’arancia che formavano colorati ricami e ghirigori profumati. E poi a terra, su uno strato di paglia, mandorle, noci, nocciole e sorbe e, in un cestino, fichi secchi con le foglie di alloro dall’aroma penetrante e prugne viola.

E profumi, profumi dappertutto.  Ma la meta era un uscio chiuso con una chiave appesa lì vicino, (ma perchè chiudevano ,se le chiavi erano lì?) che non portava da nessuna parte conosciuta, ma nella grotta di Alì Babà, proibita per noi, dove le corbule contenevano brillanti trasformati in lucenti “copulette” coi  diavolini d’argento, gli smeraldi erano i papassini coi colorati canditi e le “teriche” con la bianca pasta frastagliata e la nera sapa diventavano opali col castone d’agata. E il tesoro aveva ancora spille di amaretti e gateau di zucchero bruciato con le mandorle che sembravano ambre. E tutti , in profondo silenzio , congelati sino alle ossa ,sceglievamo un dolce, uno solo per non essere scoperti e lo gustavamo lì, al buio e al freddo, godendo del sapore di una chicca, senza sapere invece e senza immaginare che era quello di una vita che tanti, troppi anni dopo, non saremmo riusciti a dimenticare, cristallizzata dentro i confini di un’esistenza sempre troppo breve e di un tempo magico ed irripetibile.
Una signora col rossetto

Egle Farris


5 Commenti

  1. Farris Egle

    Ciao Franco un abbraccio virtuale a Giannella e a te .Mi hai fatto sgorgare un luccicone nel descrivere il tuo magnifico kaki .Noi abbiamo avuto una campagna ‘antica’ con ogni specie di albero da frutta .Mi sedevo al sole che tramontava e guardavo quei kaki dorati più che color arancio .Ho ancora quel colore e quel profumo che mi raggiungeva sui gradini di una scala che portava su una terrazza dentro il mio cuore e gli occhi della mente .Siete fortunati a poterlo godere .
    L’albero della pace
    Il Kaki di Nagasaki
    Da pochi mesi all’interno dell’Agriturismo Corte San Girolamo di Mantova è stato piantato un albero dalla storia e il significato davvero importanti. E’ l'”Albero della Pace”, il kaki di Nagasaki, una delle 12 piante sopravvissute all’esplosione atomica da Nagasaki del 1945. Tra i tanti invitati alla cerimonia di piantatura di Marzo 2012 c’era il dottor Masayuki Ebinuma, che ha salvato la pianta madre di quella piantata nella nostra città. Il suo bellissimo discorso durante la cerimonia ha toccato profondamente i cuori dei presenti .

    Rispondi
  2. Franco Simula

    Nel giardino di casa ci sono tanti alberi da frutta: un albero di caco, tre mandarini, quattro aranci, un immenso albero di noci, (avrà più di cento anni) un albero di fichi, due alberi di nespole primaverili e un melograno, tutti potati di recente fatta eccezione per il noce che a mano a mano che i rami seccano li lascia cadere da soli: una sorta di auto potatura. L’albero del melograno sorge proprio di fronte alla finestra dello studio dentistico di mio figlio Michele. Il paziente disteso nella poltrona ha il privilegio di trovarsi di fronte il bel melograno in questi giorni di novembre carico di frutti belli e colorati. Riusciranno a far dimenticare al paziente il fastidioso mal di denti?

    Rispondi
    1. Kai Paulus

      Conosco il giardino e sono stato folgorato dal enorme noce e dal bellissimo albero di cachi (che da poco ho saputo che originariamente è una pianta asiatica e coltivata sin dall’antichità per i tanti benefici del suo frutto).
      Penso che Michele godrà della bella vista sul caco, il paziente non saprei.
      Mi viene in mente, a proprosito, una piccola storia metaforica del filosofo tedesco Gunther Anders, in cui un familiare del defunto viene visto al funerale non coinvolto, quasi distratto. Alla domanda di un curioso egli risponde che si era messo un sassolino nella scarpa ed il dolore da esso provocato lo distoglieva dal dolore per la perdita della persona cara. Tornati a casa, il familiare, anzichè triste, si mostra quasi allegro, certamente sollevato, ed alla curiosità degli altri risponde che, nonostante la tristezza del momento, avendosi tolto il sassolino dalla scarpa, non poteva che essere contento.

      Rispondi
  3. Egle Farris

    Devo confessare di essere stata piacevolmente sorpresa . Aver letto che a Lei Dottore, piacciono e,addirittura, emozionano, le melegranate ,come si chiamavano in tempi non recenti, mi ha di fatto riportato i vermigli ed i verdi teneri della pianta .I frutti,stupendi nella loro complessità geometrica,mi hanno sempre affascinato ,ma ,oggigiorno, ad essi si preferiscono manghi ed avocados che maturano aggrinziti dopo diversi mesi e non devi mangiarli ma buttarli. Quando è tempo ,tengo un vassoio con tante melegrane che fanno bella mostra di sè soprattutto quando iniziano ad aprirsi e mostrare quelle ghirlande di rubini,esalando gradevolissimi profumi.
    Da piccolissima usavo il succo di questo gioiello per simulare il rossetto ,allora per noi proibito . Che fosse l’alba della signora col rossetto ?

    Rispondi
  4. kai paulus

    Buonasera Signora col rossetto,
    qualche giorno fa una persona mi ha portato dei melograni da un paese vicino Sassari, dei melograni fantastici, profumati, incredibilmente gustosi. Ecco l’atmosfera che Lei descrive, cose che sanno di autunno, di famiglia, di calore.
    Certo, Halloween non si festeggiava, l’abbiamo ereditato dalla tradizione anglosassone, magari è divertente, ma sa soprattutto di trovata commerciale.
    I tempi cambiano, i ricordi rimangono. Cosa rimarrà di Halloween dopo questo 2020?
    Il melograno mi emoziona.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Close