Volare si Può, Sognare si Deve!

Lu muccaroru  (il fazzoletto) di Salvatore Faedda


Oggi no lu soggu cos'aggiu

dugna cosa chi abbaiddu e fozzu

soggu sempri cu lu muccaroru in manu.

Tandu mi digu: sarà la primavera

chi fazzi chisthi buffunaduri

oppuru so li pasthigli chì ni pigliu assai

Stha di fattu chi l'emozione è sempri prisenti

e si mi pongu a sunà lu sunettu

di muccarori vi ni boni una duzzina

Me muglieri si n'è subidu abbizzada

e m'ha dumandadu cosa m'era suzzidendi

e acchì abia lu muccaroru in manu.

Candu m'intendu di gussì l'aggiu dittu

non soggu nè carri e nè pesciu

e aisettu soru chi passia la zurradda.

Si puru soggu abituadu a chisthu andazzu

isperu chi l'indumani sia un'altra dì

senza muccaroru in manu e senza pignì

Salvatore Faedda
Oggi non lo so che cos'ho

ogni cosa che guardo o faccio

sono sempre col fazzoletto in mano.

Allora mi dico: sarà la primavera

che fa di questi scherzi

oppure sono le pastiglie che prendo...e che son tante.

Sta di fatto che l'emozione è sempre presente

e se mi vien voglia di suonare

di fazzoletti ce ne vogliono almeno una dozzina.

Mia moglie se n'è subito accorta

e mi ha chiesto cosa mi stava succedendo

e perché avevo il fazzoletto in mano.

Quando mi sento così...le ho risposto,

non sono né carne e né pesce

e aspetto solo che passi la giornata.

Anche se sono abituato a tutto questo,

spero che il giorno dopo sia un altro giorno

senza fazzoletti in mano e senza pianti

Salvatore Faedda

 

9 Commenti

  1. g.b.

    Rileggendo la poesia di Salvatore, che tu, Dora , hai rivisitato con grande affetto, rendendola attuale nel sintonizzarla al tuo commovente racconto, la fai diventare un “unicum” che si dipana in un crescendo di ricordi, emozioni e sentimenti, che accrescono la voglia di appartenenza al mondo semplice, genuino, del passato (oggi un pò appassito dalle dimenticanze …) , che prepotentemente ritorna e acquista inestimabile valore, assegnando allo stesso il motivo intrinseco della vita, unico imprescindibile presupposto alla continuità. Perché senza passato, non può esserci futuro.
    Grazie Dora.

    Rispondi
  2. Dora

    Divagazioni sul fazzoletto
    Il fazzoletto, muncarolu nel dialetto della mia Pattada, è un oggetto solo apparentemente insignificante, ma è di irrinunciabile utilità ed ha accompagnato e accompagna sempre la vita di ogni persona, donne e uomini , ragazze e ragazzi, bambine e bambini.
    E non posso non tornare indietro nel tempo quando, ancora bambina, il fazzoletto era un oggetto importante nella mia quotidianità: fazzoletti a righe. a quadretti, con fiorellini o disegni vari. Ma i più preziosi erano quelli bianchi, ricamati a mano da mia mamma i da mia nonna; usavo questi ultimi soprattutto quando indossavo il cosiddetto vestito della domenica o delle feste per andare alla messa della domenica o fare visita a parenti o amici.. Mamma si preoccupava che avessi sempre il fazzoletto in tasca da usare sempre nelle diverse situazioni che lo richiedevano.
    E il fazzoletto mi ha accompagnata nelle fasi della mia vita: durante l’adolescenza, quando serviva per asciugare le lacrime che copiose cadevano per una delusione, per un insuccesso scolastico e per sentimenti più intimi quali l’amicizia e l’amore .
    E tanti furono i fazzoletti che mia mamma mise nella mia valigia quando partii per Roma per frequentare l’università e lasciai a Sassari i miei affetti più cari ed il mio ragazzo, Giuseppe, che a malincuore si adattò lalla lontananza
    Io rivedo ancora il cassetto nel quale mia mamma riponeva, belli in ordine, i fazzoletti suoi e di mio babbo,ben stirati e profumati da una saponetta che lei usava per diffonderne la fragranza nella sua biancheria.
    Ed anche Giuseppe ed io avemmo nel corredo i fazzoletti,che le nostre mamme avevano scelto per noi.
    I fazzoletti in tessuto, che hanno accompagnato anche i primi anni dei nostri figli, sono stati sostituiti dai fazzolettini di carta, sicuramente più pratici e igienici, ma , oserei dire, meno “poetici” di quelli in tessuto, molti dei quali sono legati a momenti significativi della nostra vita.
    Quindi uno, o meglio due, pacchetti di fazzoletti non mancano mai nella mia borsa o nelle tasche di Giuseppe che ne fa, come tutti largo uso, ma il più fantasioso e funzionale per lui è il fazzoletto appallottolato, che getta per terra davanti ai suoi piedi quando, come sempre più spesso purtroppo accade, il freezing si impadronisce del suo corpo ed in particolare delle sue gambe.
    Ovviamente col fazzoletto tiene sotto controllo anche la scialorrea sempre più frequente.
    Del fazzoletto, poi, facciamo forse un uso ancora più frequente ora che in età più adulta, come ben raccontato e argomentato da Salvatore bella sua bella e significativa poesia, le emozioni e la commozione ci colgono con sempre maggiore intensità sia in momenti di gioia e tenerezza che in momenti di dolore ed il fazzoletto accoglie i nostri turbamenti ed i moti del nostro animo.
    Ma…. se i fazzoletti potessero raccontare,tante e tante altre sarebbero le narrazioni che ognuno di noi ascolterebbe anche per farne tesoro

    Rispondi
    1. Kai Paulus

      Complimenti e bravissima, Dora, per diversi motivi.
      Hai spolverato una bellissima poesia di Salvatore pubblicata sul nostro sito cinque anni fa, e con questo hai dimostrato che vale la pena di sfogliare l’archivio e di tornare indietro per riscoprire i tesori che i nostri “poeti”, sì, autentici poeti della vita, hanno lasciato sulle pagine del sito della nostra Parkinson Sassari.
      Bravissima anche per la tua riflessione e la tua storia del muncarolu.
      Significativo il “fazzoletto appallottato” per vincere il freezing, a Prof. Rosati sarebbe molto piaciuto.
      Salvatore ha scritto tante storie, che, oltre al problema del gestire il Parkinson, raccontano la Sassari di una volta (come le fantastiche foto che tu, Dora, stai pubblicando su Facebook); tra queste “La bussola” dove Salvatore racconta come lui apprendista falegname lavora agli arredi della basilica di Sacro Cuore, facendo anche lo stemma papale che troneggia ancora oggi sopra l’ingresso principale (e che io sono andato a cercare in una rocambolesca mattinata piovosa), mentre Costantino Spada lavora agli splendidi affreschi.
      Racconti unici.
      Vale la pena fare un giro in questo sito e riscoprire le meravigliose storie di Nicoletta e Peppino, di Salvatore, di Franco e di G.B., e di tanti altri nostri amici.
      Grazie, Dora.
      (e grazie a Gian Paolo, artefice di questo prezioso diario della nostra associazione)

      Rispondi
      1. Dora Corveddu

        Grazie carissimo dott. Paulus per le parole che mi hai dedicato.e grazie di cuore a Gianpaolo, il nostro instancabile webmaster che con passione segue tutti i nostri interventi e li rende ben visibili sul sito.
        Giuseppe ha ricordato con affetto il prof. Rosati che aveva portato avanti le indagini per arrivare alla diagnosi di Parkinsonismo plus. Ed insieme abbiamo fatto un salto indietro nel tempo , al lontano 2004, quando, inizialmente sgomenti e spaventati, con i nostri figli parlammo, piangemmo e decidemmo di affrontare il “rapace infingardo”, “su nemigu” affidandoci, sì affidandoci tutti insieme, alle cure ad ai consigli degli esperti di cui non ci saremmo più “liberati”. Ed abbiamo fatto tanta strada da allora: terapie sempre nuove, un nuovo medico ,il dott. Paulus che io avevo sentito spesso nominare nel periodo in cui, giovane specializzando, aveva coinvolto mio marito nello studio e la sperimentazione sul morbo di Parkinson…
        E poi l’associazione, la Parkinson Sassari, che ci ha aperto un mondo nuovo, ci ha fatto conoscere tante nuove persone, tanti amici con cui condividere una nuova fase della vita e che ci offre quotidianamente una ricchezza impensata, la solidarietà, la condivisione e tanti affetti sinceri.
        Abbiamo trovato tante persone che lavorano per noi per rendere il percorso della nostra vita più sereno ed anche spensierato durante le occasioni di incontro , quando organizziamo eventi di vario genere: culturali, scientifici e conviviali. Vorrei ringraziare ancora una volta tutti, ma proprio tutti, con gratitudine ed affetto e , per evitare di dimenticare qualcuno, non cito nessuno perché tutti sappiamo chi sono.. commossa abbraccio tutti

    2. Vincenzo Ruggiero

      Posso usare questa riflessione

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  3. Salvatore

    Troppo forte dott. Paulus…!!!
    Grazie per il commento che sarà sicuramente utile a chi non conosce i primi sintomi della patologia.

    Rispondi
    1. kaipaulus

      Mi sta venendo l’idea di presentare, magari in autunno, una serie di brevi passaggi sui vari sintomi e fenomeni del Parkinson spiegati in modi semplice (e possibilmente chiaro), tipo ” Pillole sul Parkinson”. Che ne dite, potrebbe interessare?

      Rispondi
      1. Salvatore

        La Sua è un’idea grandiosa…molto ma molto interessante.

  4. kaipaulus

    Mi ricordo le lezioni di Prof. Giulio Rosati, quando ci parlava della malattia di Parkinson, a tutti rimaneva impresso in memoria il suo gesto tirando fuori il fazzoletto per asciugarsi gli angoli della bocca. Ecco il Parkinson, disse. Ma come, commentammo, non era il tremore?
    La scialorrea, l’eccesso di saliva, può rappresentare uno dei primi sintomi della malattia. In realtà, non è dovuta ad una eccessiva produzione di saliva, ma all’alterazione del fisiologico riflesso di inghiottire la saliva a causa di una alterata funzione dei muscoli deputati alla deglutizione. Quindi la saliva viene prodotta normalmente, ma si accumula inducendo la necessità ad usare lu muccaroru.

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