Volare si Può, Sognare si Deve!

Lettera aperta ad un dottore del reparto Ortopedia Ospedale Civile Sassari – G.P. Frau


Pregiatissimo Dottore,

non è importante il suo nome, ma è importante sapere che mi rivolgo a Lei, si a Lei che sabato 24 Novembre 2018, nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale civile di Sassari, era di guardia dalle ore 20,00 a seguire. Le scrivo per esprimerLe tutto il mio rammarico per il pessimo comportamento che ha tenuto davanti a me, davanti ad un assistente infermieristico e davanti a mia moglie sofferente, distesa su un letto e da oltre due ore lamentava forti dolori all’omero con frattura scomposta; il bendaggio molto approssimativo che gli era stato fatto alle 2,00 di venerdì notte aveva perso efficacia lasciando il braccio libero di muoversi causando fortissimi dolori da contorcersi.
Vengo al sodo per ricordarle che non sempre la miglior difesa è attaccare le persone; se io fossi il più maleducato al mondo, il più grande delinquente o la peggior persona che si possa incontrare, Lei, nella Sua posizione, non ha nessun diritto di farlo notare ed in ogni caso non può permettersi il lusso di mettersi allo stesso livello.
Lei è arrivato nella stanza alle ore 22,00, mi ha visto sulla porta ed ha provato subito a sfidarmi: mi chiede chi fossi ed io educatamente (anche se irritato) le comunicavo di essere “il marito” (volutamente non le do il mio nome tanto non se lo sarebbe ricordato), Lei fa per stringermi la mano e si rende conto di avere i guanti protettivi e la ritira, io ho continuato il saluto stringendogli il braccio. Al letto di mia moglie che è affetta da morbo di Parkinson, mi comunica di dover fare una fasciatura dell’intero busto coprendo  l’infusore duodenale che viene usato per il trattamento del Parkinson, io Le spiego che è impossibile coprirlo perché deve essere asportato per la sostituzione del gel dopaminico, Lei mi dice “Io le cose le faccio bene oppure non le faccio” a questo punto vedo in Lei il peggiore dei medici che potevo avere davanti e le chiedo con fermezza di svolgere il Suo lavoro che io avrei pensato al mio…. Lei mi comunica che non si può pretendere che un ammalato di Parkinson stia fermo e che quindi qualsiasi bendaggio si sarebbe mollato… mi permetto di dirle che mia moglie si stava contorcendo dai dolori e non per le cause del Parkinson e la invito ancora una volta a svolgere il Suo lavoro. Perché mi dice che Lei mi stava dando spiegazioni ed io mi stavo comportando da maleducato? le spiegazioni semmai gliele stavo dando io in qualità di Caregiver del malato che era li in sofferenza, La invitavo per la terza volta a svolgere il Suo lavoro per cui è preposto e ribatto dando del maleducato a Lei, la sua arma vincente è quella di urlarmi contro e mi obbliga ad uscire fuori dal reparto e di rientrare quando me lo diceva Lei, Io non ho voluto darLe questa soddisfazione caro dottor …., ho preso il mio impermeabile, ho salutato mia moglie, ho girato le spalle e me ne sono andato via; il motivo del gesto è che così Lei non aveva più scuse per ritardare a svolgere il lavoro per cui è pagato. Caro Lei, se anziché perdere tempo in discussioni inutili avesse agito nell’interesse di un malato, io me ne sarei stato in disparte e lei in meno di dieci minuti avrebbe risolto il problema, così come, 10 minuti dopo, mi ha comunicato mia moglie telefonicamente: stava bene, non aveva più dolori atroci e non si contorceva più! Vorrei terminare dicendo questo: Lei è ancora giovane e Le auguro di fare carriera, ma tengo a darle un consiglio: ogni tanto si guardi allo specchio, si faccia molte spremute di umiltà, si ricordi degli insegnamenti che i suoi genitori le hanno dato in merito all’educazione e per cortesia non faccia discriminazioni sugli ammalati.
Vorrei dire a chi leggerà questa pessima storia che: tutti gli altri dottori con cui ho avuto a che fare in questi giorni si sono comportati in maniera consona al loro incarico e nessuno di loro si è accorto della mia “maleducazione”. Tutti gli assistenti si sono comportati in maniera amorevole e professionale con qualsiasi malato che avesse necessità del loro servizio.
Le stanze non sono proprio curate sotto l’aspetto ordine e pulizia.

Gian Paolo Frau – Associazione Parkinson Sassari


3 Commenti

  1. Gian Paolo Frau

    Gent.mo Dott. Paulus, La ringrazio per aver commentato l’incredibile fatto; non posso giustificare lo stress che può aver accumulato il medico di guardia in reparto, mi viene da pensare che lo stress se lo sia portato da casa perché, lui aveva preso servizio alle 20.00 e l’accaduto risale a due ore dopo. Posso trovare tutte le giustificazioni per minimizzare il suo modo maleducato di approccio con un malato, con la mia persona ed alla presenza di un infermiere, ma divento un’altra persona quando il medico fa discriminazioni su di un malato. Vivo tutti i giorni in situazioni di stress e di difficoltà di ogni genere eppure non mi sogno minimamente di maltrattare nessuno. Prima di rientrare a casa abbandono tutti i miei problemi fuori dalla porta pronto ad affrontarne di nuovi e forse anche più gravosi.

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    1. Kai Paulus

      Le do pienamente ragione. Mi sono permesso di commentare l’accaduto generalizzando non avendo assistito all’increscioso episodio.

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  2. Kai Paulus

    Stimat.mo G.P. Frau,
    ciò che racconta è incredibile e molto triste. Non dovrebbe accadere mai, né nei confronti di una persona affetta di Parkinson, né nei confronti di una qualunque persona in difficoltà e bisognosa di aiuto.
    Non volendo difendere il medico scortese, vorrei però commentare questa lettera perché racconta esattamente ciò che sta accadendo in generale nel mondo sanitario. Poco personale, turni massacranti, superiori che pretendono l’impossibile; in queste condizioni è facile che possano saltare i nervi a coloro che invece dovrebbero averli ben saldi per professione.
    Carissimo G. P. Frau, parzialmente posso capire, senza volerlo scusare, il comportamento errato del dottore di reparto. Penso che ognuno di noi possa sbagliare. Ciò che invece non deve mancare è capire di aver sbagliato e la necessaria richiesta di scuse. Viviamo in un mondo difficile, ma dobbiamo conservare le buone maniere per garantire la civile convivenza.

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