Volare si Può, Sognare si Deve!

LA MOSTRA PARKINSON di NUORO – Testi di Franco Simula

Finalmente sabato 28 maggio 2022 si parte per Nuoro dopo aver spostato la data più volte per motivi di salute. Tutti puntuali per le 8,30 in modo da avere uno spazio temporale adeguato per una visita alla mostra sulla Malattia di Parkinson organizzata in maniera ineccepibile dall’Associazione Parkinson di Nuoro e sotto il patrocinio della Associazione Parkinson Italia che ne ha curato l’impostazione culturale e medico-scientifica. Tutti puntuali meno la nostra presidente che, avendo dimenticato un documento essenziale per il viaggio ha dovuto “prendere in prestito” qualche minuto in più. Niente di grave: aliquando dormitat Omerus , anzi questo è il più piccolo dei ritardi che caratterizzeranno la giornata e talvolta anche in maniera gradevole. A un certo punto della Carlo Felice troviamo una prima deviazione che dovrebbe farci rientrare dopo qualche chilometro ma forse qualche buontempone ha invertito le direzioni e il nostro autista, incolpevole, ci traghetta nella direzione di Banari per trasferirci inconsciamente nel centro del cratere di un immenso, bellissimo vulcano, arricchito dai colori di tutti i verdi possibili che il mese di maggio ci sa riservare. La parte sud del vulcano, attivo qualche milione di anni fa, è costituito dagli attuali centri di Banari, Siligo, Bessude, mentre la parte nord è costituita dalle propaggini meridionali del Monte Pelao che chiudeva l’immenso vulcano. Immersi in questo tripudio di verde, qualcuno che qualche anno prima, da insegnante, percorreva tutti i giorni queste contrade, realizza che non siamo arrivati alla Carlo Felice ma stiamo beneficiando di un paesaggio di immensa bellezza. Grazie…all’autista. Intanto verifichiamo, nostro malgrado, che le strade di Banari sono troppo strette per un pullman troppo lungo visto che nell’affrontare una curva il pullman ha divelto un cartello stradale, ma con un po’ di pazienza tutto ritorna normale. Dopo una breve sosta per rifocillarci si riprende il viaggio per Nuoro. Anche alla città di Grazia Deledda, e Sebastiano Satta e Giorgio Asproni e Salvatore Satta e tanti altri personaggi illustri della città barbaricina arriviamo con un ritardo che si accumula sempre di più tanto è vero che rinunciamo a visitare la Chiesa della Solitudine tanto cara a Grazia Deledda Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. Non possiamo rinunciare invece alla visita della Mostra sul Parkinson che è stata la motivazione principale della gita che poi ha assunto dimensioni più ampie.

La Mostra aveva un titolo ben preciso:”Non chiamatemi morbo” termine che evoca contagio e pandemia .La Mostra, come abbiamo già accennato, ha avuto un’impostazione originale e del tutto nuova e coinvolgente. Era composta da circa 40 fotografie parlanti che raccontano storie vere di uomini e donne che resistono al Parkinson con i loro care giver. Naturalmente l’ascolto di storie spesso velate di tristezza ripropongono all’ascoltatore percorsi che, per quanto sopiti, fanno riemergere nella coscienza dell’ascoltatore parkinsoniano gli echi del male sempre presente e incalzante ma anche la volontà determinata di combatterlo con tutti i mezzi possibili. I meriti innegabili di questa mostra, unica nel suo genere, consistono nell’aver proposto all’attenzione dei visitatori la fragilità di coloro che vengono colpiti da questa malattia neurodegenerativa e dal conseguente coinvolgimento dell’intero nucleo familiare. La visita è stata utile anche ad apprezzare la cortesia e la disponibilità del gruppo dirigente dell’Associazione Parkinson di Nuoro che guidato dalla Presidente Gian Piera Deiana ha illustrato con intelligenza e cura le novità e l’originalità del progetto.

L’ora del pranzo squilla da sola, ma per raggiungere il locale “istentales” che si trova in un bel sito verdeggiante ma in culo al mondo occorre avviare un taxi-service in modo da trasferire in ristorante tutti i passeggeri del pullman, che, barrasone per eccellenza, non può raggiungerlo. Finalmente in ristorante ci si riconcilia col mondo. Le pietanze gustose e genuine non ci fanno pentire di aver scelto quel ristorante. Dopo un genuino digestivo e qualche canto del repertorio del coro (che ci è servito come esercitazione in vista del concerto di martedì 31) intorno alle 5 del pomeriggio, felici e contenti ci apprestiamo ad intraprendere il viaggio di ritorno. Felici e contenti?Giove Pluvio non è dello stesso parere. In men che non si dica assistiamo a un ammassarsi di nuvole nere e appresso a una scarica violenta di acqua accompagnata da una gragnuola di chicchi di grandine grossi come nocciole. Il generoso Antonello ha pagato per tutti perché per dare una mano a tutti si è inzaccherato sino ai piedi. Dice bene un proverbio sardo: “Frittu ‘e maju s’ainu nde tremede”. Gradualmente la violenza del temporale va attenuandosi sino a prevedere un viaggio di ritorno più tranquillo ma il viaggio è destinato a mantenere la connotazione dell’avventura. E infatti al primo rettilineo in cui il vecchio pullman può

finalmente sfogarsi e dispiegare il massimo della sua velocità, dalla fiancata destra si sente un tonfo strano: l’autista, accompagnato dall’onnipresente Antonello, va a fare un doveroso sovralluogo e scopre che si è rotta la serratura del portellone laterale. Che fare? I due ingegnosi meccanici non possono fare altro che affidarsi alla “tenuta” di un pezzo di cordicella. All’interno del pullman le battute si sprecano e trasformano in risate qualche grado di tensione che comincia a trasparire su qualche volto. Dopo qualche chilometro una breve sosta per verificare la bontà dell’intervento precedente. Tutto bene? Un piffero! Il pullman è posizionato alla base di una leggera salita. Il momento della ripartenza, problematica, da farsa si trasforma in piccolo dramma: il pullman non riesce a “spuntare”: un metro avanti e due indietro, due metri avanti e tre in dietro. A questo punto, col macchinone che sembra impennarsi, si formano due schieramenti di opinioni: uno che è preoccupato pensando a una possibile avaria, e l’altro che si sganascia dalle risate pensando a una particolare forma di freezing trasmesso al pullman dai parkinsoniani. E meno male che solo stamattina la Mostra recava come titolo: ”Non chiamatemi morbo” Finalmente l’ultimo tratto di strada è privo di particolari sussulti salvo alcuni “giri Trionfali” fatti dall’autista; eravamo già arrivati all’ampio piazzale del posteggio e lui continuava a “girare” intorno. Forse erano giri di ringraziamento per gli scampati pericoli.

Franco Simula

2 Commenti

  1. Kai Paulus

    Mi sto preparando per andare all’incontro sui caregiver al Palazzo di Provincia (forse sono già un po’ in ritardo…). Quando mi daranno la parola vorrei menzionare questa mostra ed il suo significato, sottolineato dal nostro ex-presidente Franco Simula, e cioè la fragilità della persona con Parkinson e della sua famiglia.
    Vorrei citare lo scienziato Bartolomei che dice: “un caregiver in buona salute è indispensabile per una migliore qualità di vita della persona ammalata”. E viceversa, mi viene da aggiungere, considerando i stretti rapporti interpersonali ma anche i fragili equilibri all’interno di una famiglia.

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  2. Maria Vittoria Tortu

    Franco sei impagabile. Il modo ironico con cui hai raccontato la nostra avventura mi ha fatto sorridere di gusto. Durante tutto il viaggio e anche nei giorni successivi, mi sentivo un po’ responsabile. Del resto ero io che avevo preso contatti con l’agenzia, ma mai avrei immaginato una simile sorpresa. Comunque mi pare di capire che la visita alla mostra e il pranzo ci hanno ripagato di ogni disagio.

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