Volare si Può, Sognare si Deve!

SIGNORA O SIGNOR PARKINSON? di Kai Paulus

La malattia di Parkinson, lo sappiamo fin troppo bene, è una malattia, o meglio una sindrome, con tantissimi aspetti sia motori (tremore, rigidità, instabilità posturale, ecc.) che non motori (anosmia, costipazione, disturbi del sonno, dolori, ansia, ecc.) di difficile gestione farmacologica e riabilitativa. Oltre alle problematiche personali si aggiungono i disagi sociali e soprattutto familiari (devo sempre pensare al nostro Tonino Marogna che si definisce “Portatore sano di Parkinson”). Le difficoltà dei trattamenti farmacologici sono dovute a tanti fattori, in primis alle ancora poche conoscenze della scienza sulle cause e progressione della malattia e conseguentemente l’impossibilità a sviluppare terapie mirate ed efficaci.

Ma la lista delle difficoltà non finisce qui: la persona affetta da Parkinson in media ha più di 60 anni e per la maggior parte sarà affetta anche di qualche altra malattia per cui dovrà assumere delle medicine; ciò implica possibili interazioni ed interferenze tra farmaci, basti pensare agli effetti ipotensivi di farmaci anti-ipertensivi, sedativi oppure prostatici che possono sommarsi allo stesso effetto dei farmaci anti-parkinson; se poi ci si mette anche il caldo, allora fiacchezza, capogiri e mancamenti saranno all’ordine del giorno.

Già i farmaci per la prostata: allora le donne sono salve?

Ecco centrato il problema: ma le cure per donne e uomini sono uguali, hanno la stessa efficacia? I farmaci tipicamente maschili (per es., per la prostata) e femminili (per es., contro osteoporosi) possono alterare la terapia anti-parkinson? l’organismo femminile e quello maschile rispondono diversamente ai farmaci? Insomma, il Parkinson è diverso tra donna e uomo?

Domande che a mio avviso sono molto importanti ed attuali. Da qualche anno si sta facendo largo la cosiddetta “Medicina di Genere” oppure “Medicina genere-specifica” che studia le differenze tra donne e uomini a riguardo di malattie e conseguentemente della distribuzione ed azione dei farmaci. Si parla innanzitutto di diversità del metabolismo tra corpo femminile e maschile con possibili velocità diverse delle malattie e differenti velocità di assorbimento ed eliminazione dei farmaci, ma anche della massa corporea e della sua costituzione con differenze nella distribuzione dei farmaci, il che si traduce in possibili differenze di biodisponibilità e di efficacia. Inoltre, durante la vita il nostro corpo passa diverse fasi, l’infanzia, adolescenza, maturità, maternità, menopausa, vecchiaia, ognuna caratterizzata da una costituzione ed un metabolismo differenti.

Roba da far venire il mal di testa: sapevamo che il Parkinson è una malattia complicata con grosse difficoltà delle cure, ed ora vengono fuori pure differenze di genere, forse da dover parlare di un Parkinson femminile ed uno maschile, giusto per complicarci ancora di più la vita.

Niente di tutto ciò. Secondo me la Medicina genere-specifica sarà un arma in più contro Su nemigu e contro il Rapace infingardo, una grande opportunità di miglioramento, ed una sfida possibile per noi medici. Da sempre stiamo cercando di tagliare la terapia su misura per ognuno; ora si aggiunge una importantissima variabile, il sesso appunto, la cui considerazione potrà ulteriormente migliorare l’efficacia delle cure.

E da quando sarà possibile applicare queste nuove conoscenze?

Da subito!

P.S.: queste righe sono solo alcuni pensieri su un nuovo indirizzo della Medicina, di cui si parlerà molto nel prossimo futuro e di cui anche noi avremo modo di approfondire le ricadute sulla gestione del Parkinson.

3 Commenti

  1. Antonina

    I suoi articoli sono molto interessanti e stimolano la mia curiosità. È vero che per accertare se un indvideo depresso cronico in cura da20anni presenta tutti i sintomi del Parkinson (con tre familiari affetti dal Park)può scoprire con l’esame x la sinucleina fosforilata si ha la certezza della sindrome.GRAZIE DOTT.PAULUS continuerò a seguirla

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    1. Kai Paulus

      Buongiorno Antonina,
      Lei mette tanta carne sul fuoco ed in questo breve spazio non sarà possibile rispondere esaustivamente.
      Brevemente: è vero che il Parkinson in alcuni casi può esordire con una depressione, ma ovviamente la depressione non predispone per il Parkinson. La depressione di lunga durata può presentare alcuni segni motori quali il rallentamento, l’ipomimia e la rigidità, simili a quelli del Parkinson, ma attenzione, queste manifestazioni possono essere dovuti anche ai farmaci antidepressivi.
      Per quanto riguarda la genetica c’è molta confusione: la diagnosi di malattia di Parkinson a tutt’oggi è esclusivamente Clinica, e può essere confermato, in casi di dubbi, con degli esami strumentali, che però presentano un certo margine di falsi positivi e negativi. Le indicazioni per un test genetico devono essere precisi, e possiamo trovare dei test positivi in persone che non svilupperanno mai la malattia, come anche negatività in persone ammalate. In caso di famigliarità il sospetto è ovviamente più fondato ed un test eseguito su tutti i membri della famiglia può aiutare a confermare la famigliarità.
      Tuto questo è però molto generico ed ogni caso va valutato singolarmente.

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  2. Kai Paulus (Autore Post)

    Proprio in questi giorni, a conferma del campo scientifico nuovo che stiamo scoprendo, ho letto per la prima volta un articolo che sottolinea possibili differenze, oltre che per età, anche per il genere, nei sintomi prodromali, cioè sintomi che possono precedere l’esordio clinico di una malattia. Gli autori della ricerca sostengono che “età e genere possono condizionare la precisione diagnostica della malattia di Parkinson prodromale [preclinica]”, riferendosi a problematiche quali costipazione, perdita dell’olfatto, depressione e parasonnie. Questi sintomi dovrebbero essere correlati al genere della persona per poter migliorare l’accuratezza diagnostica di un eventuale Parkinson preclinico. Siamo nel campo dei cosiddetti “biomarker” con cui si cerca di poter calcolare il rischio di ammalarsi di una certa malattia (per es, fumo e tumore polmonare); ciò è estremamente rilevante in termini di prevenzione e terapie in grado di modificare il decorso di una malattia. Per il Parkinson ciò è ancora teoria, ma qualcosa si sta muovendo.
    Fonte:
    “Age- and Sex-Related Heterogeneity in Prodromal Parkinson’s Disease”. Heinzel S, Kasten M, Behnke S, et al., in: Movement Disorders vol. 33, n. 6, 2018.

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