Volare si Può, Sognare si Deve!

In ricordo di Giuseppe Muglia – testo di Franco Simula


Giuseppe Muglia
Il ciclista, 1995

Da sani, oltre 20 anni fa, ci eravamo incontrati e conosciuti alla Scuola media di Sennori dove io ricoprivo il ruolo di Preside e Giuseppe era stato trasferito come insegnante di Educazione artistica. Si era creato immediatamente un rapporto di reciproca simpatia e col passare del tempo anche di stima e apprezzamento sul piano professionale. Con Giuseppe non poteva essere altrimenti dal momento che Lui sapeva instaurare rapporti paritari con tutti fossero colleghi o alunni e con tutti riusciva ad essere accettato col suo sorriso tra l’ingenuo e l’ironico ma sempre disarmante. Era un inestinguibile fuoco d’artificio di creatività, capace di trascinare i ragazzi non solo insegnando i “fondamentali” di Educazione Artistica ma coinvolgendoli nelle attività più disparate che andavano dalla composizione minuziosa di presepi alla creazione originale di villaggi nuragici o alla paziente composizione di mosaici. Queste attività impegnavano necessariamente più di una classe anche perché i suoi lavori erano di dimensioni imponenti; lo testimonia ancora il grande mosaico, che è collocato all’ingresso della Scuola Media di Sennori, nel quale viene riprodotta una delle attività caratteristiche del paese: la raccolta delle olive. Destini diversi ci hanno portato, negli anni, a perderci un po’ di vista; ma ci ha pensato bene il morbo di Parkinson a farci rincontrare.

” E tu che fai qui? Anche tu hai il morbo di Parkinson?”

” Come puoi vedere il M. di Parkinson non guarda in faccia a nessuno, è cieco, ma colpisce sempre qualcuno seminando immancabilmente disperazione, rassegnazione, accettazione, lotta…impari.

Entrambi ci eravamo iscritti all’Associazione Parkinson e quindi partecipavamo all’attività di fisioterapia; Giuseppe -però- aveva difficoltà a raggiungere il luogo di incontro perché -non avendo rinnovato la patente- non aveva autonomia di spostamento. Concordammo che gli avrei dato un passaggio per l’appuntamento settimanale al quale Giuseppe non voleva mancare perché era certo di trarne giovamento. Nei pochi minuti di tragitto in città la conversazione cadeva immancabilmente sull’argomento che costituiva la sua grande passione: il ciclismo. Fantasticava sulla nuova bicicletta che avrebbe voluto acquistare immaginando il colore, la leggerezza, il tipo di cambio: insomma sembrava doverla andare a ritirare di lì a poco. Davanti a tanta decisione io mi preoccupavo pensando che -anche in bicicletta- l’equilibrio di un malato di Parkinson non è molto stabile; io cercavo di dissuaderlo e lui sembrava convinto di poter fare la grande rinuncia ma la settimana successiva riattaccava col tormentone della bicicletta. Da un certo Giovedì in poi Giuseppe ha cominciato a non presentarsi più all’angolo tra Via Deledda e Via Crispazzu mentre la moglie mi parlava di un aggravamento generale delle sue condizioni di salute.

Per Pasqua sono andato a trovarlo ma Giuseppe era già allettato ma soprattutto aveva perduto il suo consueto buonumore, lo sguardo vivo, il sorriso luminoso e coinvolgente. Aveva già intrapreso l’ultima tappa, l’ultimo tratto di strada: qualche giorno fa la fine. Uomo buono, talvolta ingenuo ma sempre generoso e disponibile.

Ora, finalmente, potrà riprendere a sognare, inforcare la sua bicicletta e inseguire il vento in una corsa infinita. (f.s.)


 

2 Commenti

  1. Kai Stephan Paulus

    Il ricordo scritto da Franco Simula è molto toccante e, per quel poco che ho conosciuto Giuseppe Muglia, rispecchia straordinariamente il personaggio.
    In effetti, il maestro si rivolse a me qualche anno fa, fondamentalmente per la richiesta di poter nuovamente salire in sella.
    Rimane il ricordo di una persona che amava la vita, e rimangono i suoi dipinti, opere grandiose.

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  2. Pierina Chessa

    Caro Giuseppe, essendo cugino di primo grado di mio marito; ho potuto apprezzare la tua creatività,la voglia di crescere nell’arte, nello sport e nella vita. Con la tua caparbieta’hai raggiunto tutti gli obiettivi, i tuoi quadri sono delle icone. Anche io e tuo cugino ne abbiamo alcuni e ne siamo orgogliosi!!!
    Ciao Giuseppe, te ne sei andato prematuramente. Rimarrai sempre nei nostri cuori.
    R.I.P.

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