Volare si Può, Sognare si Deve!

Il portaombrelli di Salvatore Faedda

Il freddo di questi giorni mi ha ricordato quello del 1956 prima della grande nevicata. All’epoca lavoravo in un negozio di mobili con piano terra adibito ad esposizione e primo piano a deposito di mobili e cianfrusaglie. Tutte le mattine, alle ore 8,00, dovevo aprire il negozio mentre la commessa arrivava un’ora dopo.
Sarà stato colpa del freddo ma una mattina sento la necessità impellente di entrare in un bagno. Il locale, purtroppo, non era dotato di servizi igienici ed io mi sentivo intrappolato dai forti dolori al basso ventre.
Preso dalla disperazione corro al piano superiore, prendo il primo portaombrelli che mi capita per le mani e lì do sfogo ai miei bisogni corporei. Finalmente mi sento libero ma…con tanti sensi di colpa!!!
Per qualche giorno non ci penso più finché una mattina, dal momento che pioveva, la commessa mi chiede di portare giù il portaombrelli per collocarlo vicino all’ingresso principale.
Preso dal panico per il ricordo di ciò che avevo fatto e per la vergogna d’essere scoperto, salgo al piano superiore e con titubanza prendo il portaombrelli. Guardo all’interno e…..miracolo, il portaombrelli era vuoto. Annichilito ma contento per la mancata vergogna, eseguo l’ordine ricevuto. Dopo qualche giorno di ripensamenti ed assoluto stupore, mi rendo conto che chi mi aveva salvato dalla vergogna era stato un topolino che aveva consumato quel “lauto pasto”.

Salvatore Faedda

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