Volare si Può, Sognare si Deve!

Il Ragazzo di Koblenz ha perso la Bussola di Kai S. Paulus

Stamattina rientro a casa da una guardia notturna in Clinica, e siccome non riesco a dormire, cerco di sbrigarmi delle commissioni. Tutto fila liscio ed in breve tempo riesco fare tutto e, visto che sono in giro, decido di andare a Baddimanna per visitare la Basilica del Sacro Cuore.Bussola 0 Qualche giorno fa il nostro amico Salvatore Faedda ha pubblicato sul nostro sito un articolo molto interessante, in cui racconta come lui da giovane, quando lavorava in una falegnameria, ha avuto “l’onore e l’onere” di collaborare ai lavori degli interni della Basilica Sassarese.
Penso che non vi sia sfuggita la mia ammirazione per Salvatore, persona umile e silenziosa che continua a sorprendermi con i suoi talenti e la sua storia. Prima mi ha stupito con le sue doti musicali che mi hanno portato ad iniziare a strimpellare l’armonica a bocca (lo so che il termine “strimpellare” si usa per strumenti a tasti oppure a corde, ma proprio ieri nostra figlia mi ha chiesto cosa significhi e quindi mi è rimasto in testa), poi continua ad affascinarmi con i suoi racconti di viaggi, della sua famiglia, in cui riportando la sua storia ci propone ogni volta un piccolo tassello della Sassari che fu (leggete proprio in questi giorni “La notti di Fribagiu di lu ‘56” pubblicato qualche tempo fa sul nostro sito: Sassari sessant’anni fa – fa un certo effetto); ma Salvatore tocca le corde di tutti noi quando parla della sua esperienza con il Parkinson, dove per me i suoi pezzi, quali “L’eredità”, e le poesie “Lu Parkinson” e “Lu muccaroru”, sono dei veri capolavori. Poi si distingue anche per i suoi divertenti reportage sulle nostre attività associative.
Quindi, questa è la mia stima nei confronti di quest’uomo. Ora potete immaginarvi quanto io sia rimasto di stucco leggendo il suo “La Bussola del Sacro Cuore”: conosco la Basilica, ci sono andato diverse volte, ma, confesso, non mi ricordo della Bussola. Avevo fatto delle ricerche in internet, dove si legge: “di notevole pregio sono anche le opere di falegnameria che arredano gli interni” (www.geoplan.it).
Ecco, visto che stamattina ho tempo, decido di andare alla ricerca della Bussola di Salvatore. Il suo racconto diventa intrigante quando menziona che nello stesso tempo ci lavorava anche Costantino Spada e che lui ottenne regolarmente del vino, mentre per Salvatore ed i suoi colleghi non era permesso neanche dell’acqua. Che ingiustizia! Ora vado a scoprire l’opera del nostro musicista!
C’è un acquazzone (finalmente l’inverno si è deciso a fermarsi anche sulla Sardegna) ed entro di corsa nella navata. Dopo essermi scrollato di dosso un bel po’ di acqua piovana faccio il giro tra i banchi, ammiro, come anche le volte precedenti, gli affreschi di Spada, l’organo, il bellissimo altare, sempre di falegnameria, dedicato a Mons. Pala, l’allora parroco e datore dei lavori; è una chiesa bellissima che ogni volta mi piace di visitare. E la bussola? Non la trovo. Faccio un secondo giro, scendo anche nella cripta dedicata alla Madonna di Lourdes, ma niente. Consulto il nostro sito e rileggo le righe di Salvatore per capire dove si possa trovare la sua opera, ma niente da fare (col senno di poi Salvatore dà indicazioni precise ma io non ho colto). Allora telefono a Piero Faedda, lui dovrebbe saperlo, ma anche lui in quel momento non ha idea. Allora, da vero amico che è, scomoda la gente che ha in casa in visita (quasi mi vergogno) e fa un sondaggio tra di loro, ma comunque non riesco ad avere indicazioni precise. Che faccio adesso? Mica me ne posso andare. Sono qui, oltre che come curioso anche come giornalista: voglio trovare la bussola e fotografarla per mettere le foto sul nostro sito. Chiedo a qualche turista (a febbraio a Sassari?) ma figurati. Inizio a diventare nervoso (e qui il libro di Westendorp presentato recentemente da Nicoletta Onida non c’entra niente!). Temo che devo arrendermi per il momento; forse posso tornare dopodomani con Peppino Achene visto che dobbiamo vederci con il nostro webmaster Gian Paolo Frau per parlare del libro sulla nostra associazione. Quasi sconfitto me ne sto andando quando intravedo entrare in chiesa un tipo non rasato, un po’ così; no, a quello non ha senso chiedere, e gli passo accanto. Ma proprio nel mentre, in una frazione di secondo il mio cervello cambia idea (altro che Westendorp!) e presento allo sconosciuto la mia disperazione. “Buongiorno a Lei” risponde gentilmente l’uomo, “sono il sacrestano, certo, la bussola, venga, gliela faccio vedere.” L’uomo non rasato è fantastico e mi salva la giornata.Bussola 1

Bussola 3Finalmente mi trovo davanti all’oggetto delle mie ricerche, cioè ‘davanti’ non è il termine esatto, ‘sotto’ è meglio visto che la bussola troneggia sopra l’ingresso centenato a oltre quattro metri. La bussola, spiega il sacrestano, riporta il simbolo papale essendo questa una basilica. La guardo con grande rispetto. Ho trovato finalmente l’opera del giovane falegname Salvatore. Sono molto contento; la ammiro e faccio delle foto. Il falegname non deve disperare perché ci rifacciamo alla prossima occasione con i “Petali di rose” di Peppino (alla faccia di Costantino).
Fuori piove ancora tanto e corro alla macchina. Mi riposo e contemplo gli scatti, forse non bellissimi perché non sono un bravo fotografo, ma anche per le condizioni di luce e la difficile angolatura. Per la gioia del successo della ricerca, il ragazzo di Koblenz tira fuori dalla tasca la sua armonica…

7 Commenti

  1. Kai Stephan Maria Paulus

    Oggi sono ritornato alla Basilica del Sacro Cuore per far vedere a mia madre questa bellissima chiesa, le opere di Costantino Spada, e raccontandole la storia di Salvatore, che le è piaciuto tanto.

    Rispondi
  2. Salvatore Faedda

    Gent.mo Dottor Paulus,
    è vero che il ragazzo di Koblenz ha scombussolato la bussola ma ciò che sto per raccontarle è ancora più imbarazzante di ciò che è successo a Lei.
    Qualche anno fa con i nostri amici di Oleggio siamo andati a Parigi, perché così avevamo promesso loro che non c’erano mai stati, mentre noi già ne conoscevamo le postazioni più importanti.
    Il giorno dedicato alla visita della Torre “Eiffel” con il metrò scendiamo alla stazione più vicina e ci incamminiamo in un corridoio dove troneggiavano bancarelle con prodotti di ogni genere (libri, ceramiche, dischi, borse e borsette etc. etc.).
    Ovviamente la nostra curiosità ci fa sostare in quelle bancarelle senza però trascurare la meta prefissata. Dopo aver percorso quella strada per circa mezz’ora, ci rendiamo conto che della Torre Eiffel….nemmeno l’ombra.
    Iniziamo così a domandarci se per caso non avessimo sbagliato stazione senza però darci alcuna risposta. Dopo i se, i ma e i perché il nostro amico Giuseppe si decide a chiedere ad un trasportatore dove diavolo fosse la Torre. Questo signore ci guarda perplesso e poi, sollevando il dito indice, ci invita e guardare in alto. Che figura…la cima della torre svettava in tutta la sua maestosità al di sopra delle nostre teste ed a circa 200 metri dalla nostra postazione

    Rispondi
    1. Kai paulus

      Buonasera Sig. Faedda,
      questa scena da lei raccontata è da film!
      E poi, cos’è successo, avete spostato la vostra postazione di 200 metri … in alto?

      Rispondi
  3. Salvatore Faedda

    Gent.mo Dott. Paulus, ho stentato a postare il mio commento su questo Suo scritto perché mi ha lasciato senza parole. La commozione per la Sua stima nei miei confronti è davvero grande come grande è l’ammirazione che io provo per Lei. Grazie per avermi fatto sorridere

    Rispondi
  4. Franco

    Caro Dott. Paulus, mi tolga una curiosità: ma se non fosse arrivato provvidenzialmente il sagrestano, il dimenticato sagrestano, a far luce sui suoi dubbi, chi avrebbe potuto evitarLe di perdere la bussola? cioè di confondersi e non raccapezzarsi più? e magari di confondersi e agitarsi a tal punto da fare intervenire il TSO? e soprattutto quale dott. Paulus neurologo avrebbe potuto curare il dott. Paulus in TSO? ( mi si consenta la contaminazione dei ruoli tra Neurologia e Psichiatria) e inoltre quale dott. Paulus avrebbe curato le centinaia di Parkinsoniani che tutti i giorni attendono pazienti davanti alla porta del suo ambulatorio? Per fortuna ogni tanto spunta un sagrestano, magari male in arnese, che facendo ritrovare la “bussola” al dott. Paulus risolve in un sol colpo i suoi problemi culturali e quelli più concreti e “dolorosi” dei Parkinsoniani. Vedo, comunque, che S. Faedda simpaticamente colpisce ancora.

    Rispondi
    1. Kai paulus

      Divertente gioco di parole che mi ha fatto ridere tanto: complimenti, Prof.
      Ha perfettamente ragione, senza il sagrestano sarei stato perso, ma lui c’era e mi ha risolto il problema.
      Nella mia professione capita di perdere la bussola, specialmente in questi tempi, ed allora il sagrestano siete voi, gli amici della Parkinson Sassari.

      Rispondi
  5. Silvio Garau (Sassari )

    Bellissimo articolo del grande dottore Paulus, con il quale ho il grande onore di condividere l’amicizia e bei momenti di mare e degustazione scientifica di Luppolo. Grazie a lui ho scoperto questo bellissimo sito e letto tante storie di persone speciali. Sosteniamo questa associazione che da tanto ai malati e alle loro famiglie, ma può dare tanto in termini di calore umano anche a chi è più fortunato e non ha a che fare con questa malattia.
    Sicuramente ci vediamo al prossimo “Ballando con le Drag” simpatica iniziativa di solidarietà, ma spero al più presto di essere spettatore di uno spettacolo tutto vostro.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Close