Volare si Può, Sognare si Deve!

Archivio mensile: Luglio 2021

Sardegna. Vento e fuoco – testo di Egle Farris


Mi prendo le parole della nostra grande Grazia Deledda .

“Efix, dimmi, tu che hai girato il mondo: è da per tutto così? Perché la sorte ci stronca così, come canne?”

“Sì”, egli disse allora, “siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.”

“Sì, va bene: ma perché questa sorte?”

“E il vento, perché? ……”

Perché il vento, amato e adorato dai sardi e da sempre  abitante di luoghi benedetti dal cielo ,ricchi di verde e di sale,  di  mare e di profumi di mirto e di cisto e di ginepri e di elicrisi, di corbezzoli e tamerici, è il complice involontario ed inconsapevole di individui senza morale, senza anima, senza vergogna, che strappano la dignità ad  un popolo tutto.

Perché il vento porta col fuoco morte, pianto, desolazione. Vedo bruciare anche il futuro della mia terra, inaridita sempre di più, devastata sempre di più, tribolata sempre di più, se mai ce ne fosse il bisogno .

Vedo cogli occhi della mente figuri senza scrupoli seppellire speranze di ripresa, vedo decine di contadini colle lacrime che scendono ignare da occhi ormai inariditi, uomini che hanno sacrificato vite per una qualsiasi attività rurale, vedo innocenti animali, bruciati vivi e terrorizzati, senza alcuna speranza di fuga o salvataggio. Perché questa non è più la terra dove noi sardi nasciamo, ma una terra che non lo ricorda più, una terra che non importa più a nessuno e prima di tutto a coloro che si dicono sardi, ma non ne comprendono il significato.

E così piango anche oggi  per i vecchi indifesi, i bambini dagli innocenti ed impauriti occhi, che devono abbandonare le loro case, gli uomini valorosi ed umili che si prodigano, gli animali incolpevoli.  Piango un’isola che era Sardegna ,benedetta dalla natura e dalle stelle. Piango perché non l’abbiamo più ,depredata, rubata, vilipesa, venduta, metro dopo metro per pochi centesimi, da individui senza scrupoli ad individui senza alcuna morale. Piango perché non la natura ha prodotto tutto questo che l’ha spazzata in poche, angoscianti ore, ma uomini laidi ed ignobili che per quattrini hanno distrutto boschi secolari, spiagge dorate sostituite da un cemento che ha inquinato anche le anime, piango, eppure desidero che le parole di Grazia Deledda possano darmi una speranza, quella che cambieremo.

“E il vento, perché? ……”

Perché in Sardegna non si viene per una settimana a vedere la Costa Smeralda ed andarsene in fretta, in Sardegna si deve nascere. E non bisogna dimenticarsene. MAI .

Una signora col rossetto                                                                                          Egle Farris


LE CADUTE NELLA MALATTIA DI PARKINSON di Kai S. Paulus

(seguito di “Le cadute 3”)

Torniamo un attimo indietro quando è stato creato il logo della nostra Parkinson Sassari (il nostro webmaster Gian Paolo Frau lo racconta molto bene nel suo “Storia di un Logo” che potete trovare nella rubrica Blog), dove troviamo, oltre alle rigide pietre parlanti (madre e figlio) di Maria Pina Moretti, il leggiadro gabbiano che prende il volo, ispirato ad un racconto di Francesco Enna, la quercia, tanto cara al primo presidente della nostra associazione Franco Delli, che con le sue robuste radici è saldamente ancorato alla terra, esposto a tutte le intemperie, si piega al maestrale di Paolo Marogna ma non si spezza. Ecco, tutte le caratteristiche del Parkinson in un simbolo: la rigidità, l’immobilità, la determinazione ed il sogno/volo.

Ma non c’è nessun riferimento alla caduta, eppure proprio l’instabilità posturale, il fragile equilibrio e le cadute rappresentano i sintomi più temuti del Parkinson. Come mai?

La riposta è che quando, insieme a Graziella Manchia, Franco Delli, Peppino Achene, e Piero Faedda, stavamo pensando ad un logo che potesse rappresentare il Parkinson, volevamo includere alcune caratteristiche della malattia ma anche la fierezza e la speranza. Le cadute invece sono la conseguenza delle difficoltà motorie. Perdonateci, ma eravamo (e lo siamo ancora) inguaribili ottimisti.

Allora qui di seguito un vademecum per migliorare l’equilibrio e per ridurre o, ancora meglio, per evitare e prevenire le cadute causate dal Parkinson:

Pensate, solo il primo punto di questo decalogo riguarda i farmaci anti-Parkinson; tutti gli altri sono cure di altri aspetti. In questo modo non solo ci si aiuta a ridurre le cadute ed a migliorare postura e camminata, ma si migliora tutto il Parkinson ed il proprio stato di salute in generale – quindi la qualità di vita di tutti, ammalati/e e familiari.

Il decimo punto è il credo della nostra Parkinson Sassari: con il divertimento, e le emozioni positive, va tutto meglio, aumenta la dopamina e riduciamo il Parkinson.

Proseguiamo, dunque, nella nostra Parkinson Sassari le attività di maggior successo e coinvolgimento, con la riabilitazione neuromotoria di gruppo con Pinuccia Sanna, la musicoterapia con Annalisa Mambrini, la ginnastica online con Elenia Mainiera, ed anche il coro (diversi studi indicano il canto come strategia per migliorare l’equilibrio) con il maestro Fabrizio Sanna, e le nuove attività che ci attendono prossimamente, cercando di trarne il maggior beneficio.

Spero non siate rimasti troppo delusi da questa breve tetralogia, sintetica e non esaustiva, delle cadute, uno dei capitoli più rovinosi ed invalidante del Parkinson; sicuramente i rimedi sapevate già e non ho potuto raccontarvi molto di nuovo, ma verosimilmente la difficoltà sta nella costante applicazione quotidiana, e nella forza di volontà. Divertimento, non fatica.

Il motto della nostra Parkinson Sassari nasce da una foto durante le attività in palestra con Pinuccia Sanna: alcuni di voi sono sdraiati per terra per alcuni esercizi ed in fondo si intravede il canestro in alto. Questa foto mi sembrava molto azzeccata, anche perché stavamo organizzando un convegno al quale sarebbe intervenuta la Dinamo Basket Sassari. Tutti per terra, sarebbe bello se riuscissero ad alzarsi e far canestro, “a volare”; certo, impossibile. Però, l’idea di volerci riuscire e quindi i tentativi per farlo, a cominciare dall’alzarsi dal pavimento e star in piedi, sarebbero di sicuro di grande aiuto a far star meglio tutti.

Ho bisogno di un obiettivo, un traguardo (“voglio star meglio”), e quindi devo sognare di riuscirci; non importa se riuscirò veramente a volare, ma devo provarci, così ottengo continuamente piccoli miglioramenti che aiutano tanto, con meno disagi, meno farmaco, meno effetti collaterali, meno Parkinson.

VOLARE SI PUO’, SOGNARE SI DEVE

 

(Fine. Per ora …)

 

Fonti bibliografiche:

Fan B, Jabeen R, Bo B, Guo C, Han M, Zhang H, Cen J, Ji X, Wei J. What and how can physical activity prevention function on Parkinson’s disease? Oxid Med Cell Longev, 2020.

Gao C, Liu J, Tan Y, Chen S. Freezing of gait in Parkinson’s disease: pathophysiology, risk factors and treatments. Transl Neurodegeneration, 2020; 9: 12-34.

Liu HH, Yeh NC, Wu YF, Yang YR, Wang RY, Cheng FY. Effects of Tai Chi on reducing falls and improving balance performing in Parkinson’s disease: a meta-analysis. Parkinsons Disease, 2019; 19: 1-8.

Palakurthi B, Burugupally SP. Postural instability in Parkinson’s disease: a review. Brain Sciences, 2019; 9: 239-255.

Simon DK, Tanner CM, Brundin P. Parkinson’s disease: Epidemiology, pathology, genetics, and pathophysiology. Clin Geriatr Med, 2020; 36(1): 1-12.

Simonet C, Tolosa E, Camara A, Valldeotiola F. Emergencies and critical issues in Parkinson’s disease. Pract Neurol, 2020; 20(1): 15-25.

LE CADUTE 3 di Kai S. Paulus

(seguito di “Le Cadute 2”)

 

La domanda principale riguarda il lato pratico:

Che cosa possiamo fare di concreto per evitare le cadute, ridurre il loro numero, o almeno rendere le cadute meno traumatiche?

Vi rispondo subito: moltissimo!

Dalla letteratura scientifica internazionale emerge l’evidenza che la riabilitazione neuromotoria, specialmente quella mirata al miglioramento dell’equilibrio e tono muscolare, così come quella complementare (ballo, trekking, tai chi, pugilato, ecc.), che coniuga il divertimento con l’attività fisica, con la musica e con lo sport, sono particolarmente efficaci nella prevenzione delle cadute e nella riduzione di fratture negli anziani. In particolare, impressiona il dato che da sola la terapia dell’equilibrio statico-dinamico può ridurre le cadute del 15-30%.

In questi ultimi anni la riabilitazione si è arricchita di tecnologie computerizzate ed interconnesse come la Realtà Virtuale e Aumentata e gli Exergames (vedi “Congelati a tradimento: qualcosa si muove”, archivio novembre 2020) che permettono degli strutturati percorsi riabilitativi anche a domicilio.

Come già riportato, la prevenzione delle cadute si basa, oltre che sulla riabilitazione ed il training delle capacità motorie e di equilibrio, sulla riduzione dei fattori di rischio che, come abbiamo visto, sono davvero tantissimi, e che qui riassumo brevemente:

le cadute3

Per tutto questo ci vuole la collaborazione di tutti i protagonisti: le persone instabili, i loro familiari e caregiver, e gli operatori sanitari inclusi i terapisti, psicologi, infermieri/OSS e medici.

 

Infine, vorrei rivolgermi ai diretti interessati:

fate ginnastica dolce tutti i giorni, senza affaticare ma costantemente, non aspettate la pillola miracolosa ma siate positivi, applicate nella vita quotidiana i consigli utili, cercate di migliorare piccoli aspetti, per esempio, riesco a camminare 50 metri senza sforzo, provo ad arrivare a 60, oppure, riesco a fare dieci gradini, prenderò di mira l’undicesimo, e così via, ma senza esagerare ed a seconda delle proprie possibilità; chi ha difficoltà ad esercitarsi in piedi, potrà allenarsi in tantissimi modi anche da seduto oppure sdraiato (su Youtube ci sono tanti tutorial al riguardo).

Importante: la ginnastica e la riabilitazione non devono rappresentare un faticoso e noioso dovere, ma un interessante e, possibilmente divertente, passatempo; noi siamo fatti per muoverci ed è proprio qui che l’infingardo, su nemigu, ci frega e ci rende tutto molto difficile. L’immobilità “arrugginisce” le persone senza disabilità, figuriamoci quelli con. Pertanto, ogni piccolo movimento che contrasta la rigidità è una conquista, ed ogni singolo passo correttamente compiuto contribuisce a diminuire l’instabilità posturale. E se a volte non funziona non dobbiamo disperare, ma riprovarci la prossima volta: con ogni tentativo non si perde niente, si può solo guadagnare.

Tanti fattori concorrono ad instabilità e cadute, quindi non è sempre colpa del Parkinson e bisogna tenere a mente che l’affaticabilità e l’instabilità possono dipendere anche da cardiopatie, alterazioni scheletriche, diabete, o semplicemente dall’età. Quindi, la nostra riabilitazione ha dei limiti, però non dobbiamo vincere le Olimpiadi ma migliorare la nostra quotidianità, le proprie autonomie e quindi la qualità di vita.

“Ritorno a casa”, Antonio Corriga, olio su tela, 2004

Abbiate voglia di migliorare, e mi raccomando, non siate precipitosi e non sopravalutate le vostre possibilità! Quando siete in difficoltà fermatevi, riflettete, ricordate ciò che avete imparato (per es., il freezing: alza il ginocchio, pensa al soldato, un-due, un-due, …), e chiedete aiuto, sempre! La vostra collaborazione è essenziale perché contribuisce in modo particolare a prevenire le cadute. Molti incidenti e traumi sono dovuti alla sopravalutazione delle proprie capacità quando si è fermamente convinti di riuscire a compiere azioni e percorsi senza l’aiuto di terzi, oppure, per non voler disturbare, ci si alza per andare in bagno o in cucina senza chiamare qualcuno, e poi, è troppo tardi…

E vi supplico: eliminate dal vostro vocabolario l’antipatica e controproducente frase “non ce la faccio”, casomai sostituitela con “ho difficoltà, ma ci voglio provare”.

Quindi, amiche e amici miei, piena collaborazione, la giusta valutazione della propria situazione, ed un po’ di disciplina. Chiedere aiuto non fa male, cadere invece sì.

 

(segue “Le Cadute nella malattia di Parkinson”)

 

Fonti bibliografiche:

Appeadu M, Bordoni B. Falls and Fall Prevention in the Elderly. StatPearls, Treasure Island 2021.

Blain H, Miot S, Bernard PL. How can we prevent falls? In: Orthogeriatrics: The Management of Older Patients with Fragility Fractures, Springer 2021; chapter 16.

Nishchyk A, Chen W, Pripp AH, Bergland A. The effect of mixed reality technologies for fall prevention among older adults: systematic review and meta-analysis. JMIR Aging, 2021; 4(2): 1-21.

Papalia GF, Papalia R, Diaz Balzani LA, Torre G, Zampogna B, Vasta S, Fossati C, Alifano AM, Denaro V. The effects of physical exercise on balance and prevention of falls in older people: a systematic review and meta-analysis. Journal of Clinical Medicine, 2020; 9(8): 2595-2614.

Van Voast Moncada L, Mire LG. Preventing Falls in OIder Persons. American Fam. Phisician. 2017; 96(4): 240-247.

Wong RMY, Chong KC, Law SW, Ho WT, Chui CS, Chow SKH, Cheung WH. The effectiveness of exercises on fall and fracture prevention amongst community elderlies: a systematic review and meta-analysis. Journal of Orthopaedic Translation, 2020; 24: 58-64.

LE CADUTE 2 di Kai S. Paulus

Attenzione

(seguito di “Le Cadute”)

Iniziamo, dunque, il nostro articolo sull’importante tema delle cadute con due semplici domande, apparentemente molto banali:

Perché cadiamo?

Perché perdiamo l’equilibrio.

E perché perdiamo l’equilibrio?

Perché con l’età e con diverse malattie si rende fragile il sistema muscolo-scheletrico, quello cardiovascolare ed il nostro sistema nervoso, sia quello centrale (cervello) sia quello periferico (i nervi).

 

Prima di proseguire vorrei brevemente definire tre importanti proprietà statico-dinamiche, ognuna delle quali, se alterata, può portare a cadute:

Le cadute 2

Come vedete, il tema delle cadute sembrava semplice e banale, ma questo argomento, a parte le spiacevoli conseguenze, si presenta molto vasto e complicato, ed altre domande ovvie vengono subito in mente:

In che modo si può cadere?

Quali sono i fattori di rischio che possono soggettarci alle cadute?

Ci sono tanti modi di cadere che riguardano le circostanze (da fermi in piedi o seduti, camminando, ecc.), la tipologia (in avanti, indietro, lateralmente), la frequenza (occasionali, frequenti), l’eziologia (accidentale, patologica), la modalità (senza apparente causa, inciampando, svenendo, ecc.), e la gravità (senza conseguenze o traumatica).

Se poi diamo uno sguardo ai possibili fattori di rischio che possono maggiormente esporci alle cadute il discorso diventa davvero intrigante.

I fattori di rischio delle cadute vengono distinte in non modificabili, come l’età ed il sesso femminile, e quelli potenzialmente modificabili, tra cui troviamo anche, pensate, la malattia di Parkinson che è quindi modificabile (ne parleremo dopo). Attenzione

La lista dei fattori di rischio di cadute potenzialmente modificabili è molto lunga ed include ostacoli architettonici e pavimentazioni sconnesse, malattie neurologiche (Parkinson, neuropatie periferiche, insonnia (!) e disturbi del sonno, demenze), metaboliche (diabete, carenze di vitamine B e D, ecc.), cardiologiche (ipotensione, aritmie, ecc.), ortopediche (artrosi, artrite, ernie discali, lombosciatalgie, asimmetrie di bacino, ginocchio/alluce valgo con problemi di corretto appoggio della pianta del piede), psicologiche (paura di cadere (!!), depressione, ecc.), oculistiche (glaucoma, cataratta, disturbi del campo visivo, ecc.), ed altre malattie ancora; ma anche gli effetti collaterali dei farmaci (vertigini, abbassamento della pressione, discinesie da levodopa, effetto fine dose,  ecc.) non vanno sottovalutati.

E la lista è ancora lunga e non si deve dimenticare lo stile di vita (vita solitaria, sregolata) e l’alimentazione (iponutrizione, malnutrizione, carenza di importanti sostanze quali ferro, magnesio, calcio e vitamine causate nell’anziano anche da malassorbimento per alterazioni della flora intestinale), disidratazione (!).

Come vedete, ci sono molte condizioni facilmente controllabili (come l’insonnia e, curiosamente, la paura di cadere, e, importantissimo, la disidratazione) e che meritano la nostra massima attenzione, ed altri fattori che invece sono difficilmente modificabili (malattie croniche) ma che vanno gestiti con l’ottimizzazione delle risorse individuali e sanitarie.

Giusto per anticiparvi un dato: con la sola riabilitazione di gruppo mirato all’equilibrio statico-dinamico le cadute possono essere ridotte del 15-30% … (giusto per ricordare il preziosissimo lavoro che Pinuccia Sanna sta svolgendo da tanti anni con noi).

 

(segue “Le Cadute 3”)

 

Fonti bibliografiche:

Goswani N, Abulafia C, Vigo D, Moser M, Cornelissen G, Cardinali D. Falls Risk, Circadian Rhythms and Melatonin: Current Perspectives. Cinical Interventions in Aging, 2020; 15: 2165-2174

Rapporto Mondiale OMS sulla prevenzione delle cadute nell’anziano. CESPI – Centro Studi delle Professioni Sanitarie, Torino, 2015

Van Voast Moncada L, Mire LG. Preventing Falls in OIder Persons. American Fam. Phisician. 2017; 96(4): 240-247.

LE CADUTE di Kai S. Paulus

In questo periodo ci stiamo occupando molto del freezing della marcia e dei blocchi motori perché essi sono tra i sintomi più pericolosi della malattia di Parkinson in quanto portano frequentemente a cadute e con conseguenze anche gravi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, le cadute vengono definite come

pervenire non intenzionalmente, improvvisamente ed inavvertitamente a terra, sul pavimento o altro livello inferiore.”

Ovviamente, le cadute non sono tipiche del Parkinson, e la loro frequenza nella popolazione generale ultrasessantenne è piuttosto alta, circa il 30%, e che sale al 40% negli ultrasettantenni.

Nella malattia di Parkinson la frequenza delle cadute aumenta a causa delle tante difficoltà motorie, quali i passi più piccoli e strascicati, la rigidità, il rallentamento nei cambi posturali, la camptocormia (inclinarsi in avanti), la festinazione (passi veloci in avanti come se si cercasse di inseguire il proprio baricentro), ed il freezing della marcia, cioè l’improvviso incollarsi dei piedi al pavimento durante la camminata. Per tutte queste diverse situazioni la caduta rappresenta una conseguenza spesso traumatica, con ulteriori limitazioni delle proprie autonomie, ansia e preoccupazioni, peggioramento del quadro neurologico con maggior carico per familiari e caregiver e del sistema sanitario.

Per questo motivo è essenziale una maggiore conoscenza del fenomeno da parte di tutti, ammalati, familiari, ma anche degli operatori sanitari, al fine di ottimizzare la prevenzione, la terapia farmacologica, e la riabilitazione convenzionale e complementare.

Ispirato da “La Caduta” di Franco Simula, pubblicato in questo sito il 5 luglio scorso, vorrei percorrere insieme a voi le definizioni, le tipologie, le cause e le terapie delle cadute, per incoraggiare  gli “abitué e professionisti delle cadute”, come gli chiama ironicamente ed amichevolmente Franco Simula, e per individuare delle possibili strategie da adottare per tutti gli interessati (ammalato/a, familiare, caregiver, operatore sanitario), rendendo meno invalidante questo importante capitolo della persona anziana in generale, e della persona affetta da Parkinson in particolare.

(segue “Le Cadute 2”)

 

Fonti bibliografiche:

Ganz DA, Latham NK. Prevention of Falls in Community-Dwelling Older Adults. New England Journal of Medicine, 2020; 382(8): 734-743.

Palakurthi B, Burugupally SP. Postural instability in Parkinson’s disease: a review. Brain Sciences, 2019; 9: 239-255.

Rapporto Mondiale OMS sulla prevenzione delle cadute nell’anziano. CESPI – Centro Studi delle Professioni Sanitarie, Torino, 2015

Van Voast Moncada L, Mire LG. Preventing Falls in OIder Persons. American Fam. Phisician. 2017; 96(4): 240-247.

 

In ricordo di Angelo Sanna – Testo di Franco Simula


L’anniversario della morte di Angelo Sanna riporta alla mia mente il particolare rapporto di simpatia che si era instaurato fra noi. Ittiri era stato l’anello di congiunzione che aveva fatto scattare il legame. Di Ittiri, infatti, erano due suoi compagni di scuola all’Istituto Tecnico Agrario di Sassari negli anni ‘50 del secolo scorso. I due amici erano Lorenzo Idda e Peppe Pisanu destinati a ricoprire incarichi importanti il primo nell’ambito economico-bancario e l’altro nella Politica parlamentare nazionale dove occupò l’incarico prestigioso di Ministro del’Interno. Di loro Angelo parlava con piacere quando qualche pausa della nostra attività di fisioterapia ce lo consentiva. La gioia più grande credo che Angelo l’abbia provata quando, durante il Convegno annuale Parkinson del 2019, a sorpresa, gli presentai l’amico Peppe Pisanu che non vedeva da tanti anni. La commozione di entrambi ma in particolare quella di Angelo, già costretto a muoversi in carrozzina, fu grande perché in un attimo aveva rivissuto con gioia momenti di giovinezza dimenticati. La spiccata sensibilità e umanità di Angelo aveva avuto una conferma in questo incontro insperato fra vecchi amici.


Surrealismo – Testo di Egle Farris


Quanto dura un’eternità? Io ci vivevo da allora, nel freddo di una soffitta  sempre buia di Pattada. Ed un giorno più gelido degli altri si aprì con uno schianto un ampio varco nel tetto e tanti cristalli bianchi e svolazzanti inondarono di luce la mia oscura dimora. Sentii voci, grida e concitati passi salire verso di me. 

Un moto di paura mi assalì istantaneo.  Diommio non avevo più visto nessuno da …100 anni? Le voci corsero verso le macerie ma a disagio eppure con una sorta di commozione, sentii su di me uno sguardo indagatore ed una  calda mano femminile carezzarmi piano, piano  ma con entusiasmo. 

E dopo qualche giorno mi ritrovai, intontito e sballottato, in un luogo luminoso, con quelle calde mani che continuavano con le carezze.

Venni girato, rovesciato, tastato, disinfettato, certo non dovevo essere molto profumato, scusate sono un gentiluomo, ma certe cose non si possono tacere, d’altronde avevo sopportato decine di sipepe  per una vita intera! Poi un altro pennello fece finalmente finire  il rasp-scrunch  rasp- scrunch rasp-scrunch di quelle affamate bestioline appellate tarli , ed infine  venni stuccato, lucidato ed incerato con una aromatica  e morbida  crema ambrata. Ed eccomi qui, in un soleggiato salone, orgoglioso di dare asilo ad una piccola raccolta di vecchie tazzine,  non così come me, beninteso, e dove i miei simili sono più o meno coetanei, ma quella lampada, istoriata e belloccia, con il solo  stoppino  niente da dire, quella che mi sta in testa, sul marmo insomma, eh, no! quella non me la dà a bere. Quella che dichiara con sussiego di avere cento primavere ed invece si vede benissimo, sicuro come le tasse e la morte, brrrrr, dicono gli inglesi,  che ne ha almeno il doppio. Ah !  sesso femminile, tutte uguali! Cosa non farebbero o direbbero pur  di ringiovanirsi ai nostri occhi  di macho!

Spengo la luce. Buonanotte a tutti.

 

Un vecchio comodino  e una signora col rossetto                                Egle Farris


 

La Caduta – Testo di Franco Simula


La malattia di Parkinson ha la particolarità strana di manifestarsi in ciascuno di noi in una forma diversa, e se, poniamo, la forma prescelta è il tremore, esso si manifesta ancora con caratteristiche differenti in due parkinsoniani entrambi“tremebondi”. E’ originale il sig. Parkinson , tanto originale da far perdere le tracce non solo agli interessati ma persino ai neurologi che da anni lo studiano, cercano di approfondirne gli aspetti più reconditi e misteriosi ma ancora con risultati disarmanti.

L’ing. Stradjiot, studioso della malattia, in una conversazione col dott. Paulus ha cercato di spiegare il motivo per cui gli ammalati di Parkinson hanno risentito più di altri dei condizionamenti derivanti dalla pandemia. La motivazione tanto semplice quanto evidente consisterebbe nella “impossibilità di stare e muoversi insieme ad altri”. Dunque la solitudine potrebbe aver accentuato le manifestazioni negative di ciascun Parkinsoniano. (tremore- squilibrio posturale – distonie- freezing- cadute ). E in effetti, man mano che ci si incontra di persona, ci si ritrova più paffutelli, più impacciati, più colpiti dal solito Parkinson che approfitta di qualunque circostanza per consumare i suoi giochi “sporchi”, ci si ritrova cambiati L’escursione sociale a Riola Sardo del 25 giugno 2021 ha consentito un incontro di persona che ci ha permesso di rivederci negli occhi da vicino, di “annusarci”, di riprendere la vita di prima improvvisamente interrotta.

Ciascuno di noi ha condiviso con altri le proprie nuove esperienze. Mi ha colpito il racconto di Rosalba fatto di cadute, cadute ripetute, quasi interpretate, sino a strapparmi una definizione quasi beffarda “sei una professionista della caduta”, uno stuntmen al femminile. L’aspetto più comico di queste cadute rovinose è che l’interessata non si é procurata niente di grave: escoriazioni, tumefazioni periferiche, incrinature ma non fratture, e meno male : perché un altro individuo, più robusto, con problemi di osteoporosi sarebbe passato da una frattura all’altra; lei abrasa, tumefatta ma non fratturata. Dal racconto dell’interessata l’ultima caduta è stata quella che ha generato più paura perché è stata un po’ più rovinosa delle precedenti. Mentre cercava di aprire un armadio i cardini dell’anta hanno ceduto e la pesante anta le è caduta addosso creandole non pochi problemi. Intanto il peso dell’anta le impediva non solo di alzarsi agevolmente ma addirittura le rendeva difficile la respirazione; dimenandosi in tutte le direzioni, con grandi sforzi, cercava di ricuperare la posizione meno scomoda. La disperazione gradualmente aumentava mentre le forze e la resistenza diminuivano soprattutto considerando che di fronte a tale difficile emergenza non poteva chiedere aiuto a nessuno perché a casa era sola. Alla soglia dello sfinimento un barlume di razionalità compare nella mente della malcapitata. Ha il telefono a portata di mano, chiama la badante che meno male abita al piano superiore. L’incidente anche stavolta si risolve con una pestatura dolorosa ma senza gravi conseguenze traumatiche.

Altro abitué della caduta é Giuseppe il quale, tanto per rispettare la notevole mutevolezza del Parkinson, non cade in maniera comune, in maniera rovinosa, no, no, Giuseppe cade con “stile”. Un suo stile tutto personale che gli deriva dall’essere stato da giovane un talentuoso e raffinato mediano impostatore in una squadra di calcio giovanile. Lo stile. Intanto Giuseppe non cade mai indietro il che non è di poco conto: cadendo in avanti sa dove mettere le mani. E poi ancora la caduta di Giuseppe non è casuale, avventata, no! È sempre preceduta da un momento di “riflessione” che non sempre si risolve nella caduta. E’ sufficiente che arrivi un amico, un parente che gli ponga un ostacolo davanti, quasi uno sgambetto, e Giuseppe supera l’ostacolo e non cade. Vatti a spiegare i misteri del sig. Parkinson! Ma la caduta, quando capita, è vissuta sempre con stile: uno sguardo fugace alle mani, niente segni di abrasioni o altri danni e poi di nuovo via a camminare.


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