Volare si Può, Sognare si Deve!

Archivio mensile: Marzo 2021

Pasca ‘e Abrile – testo di Egle Farris


Cozzula con l’uovo

Così la chiamavano, per distinguerla da quella che allora veniva consacrata come Pasca ‘e Nadale nel mio piccolo, indimenticato paese.

Le immagini sgranate sono quelle della casa del pane, così chiamavano quelle due stanze in terra battuta, col cortile, il pozzo e la legna  accatastata e lingue di rosso fuoco nel forno…e le “luscie” piene di grano con le trappole per topi tutt’attorno e le pannocchie, prese per i capelli e appese alle travi …e mani che impastavano farina e secchi d’acqua tirati con affanno …e campane legate e slegate che non capivo mai cosa dicessero gli adulti a questo proposito e il giovedì a vedere nelle due chiese i “sepolcri”, parola evocante misteri incomprensibili ed inaccessibili a noi piccini , alti verdi fili  attorniati da nastri colorati e il  bianco tenero dei germogli del grano o delle lenticchie dritti ed incolonnati, che li volevo sempre accarezzare, ma non si poteva, non era riguardoso … ci dicevano.

E noi non toccavamo anche se non capivamo cosa fosse riguardoso…

E la Madonna nel suo simulacro sempre nero e addolorato, portata in giro per le strade sibilanti solo di vento, strette e silenziose ,e donne nero-vestite coi capelli sciolti che riempivano quei silenzi di pianti ed implorazioni….e i bambini  vestiti da angeli, addobbati di lustrini e catenine d’oro cucite abilmente  a scanso di lunghe mani e che gli usciva l’alluce dal buco della scarpa troppo piccola …e le pulizie pasquali con l’unico detersivo esistente marca  “olio di gomito “, che si sciorinava tutto ai primi soli dalla finestra  finalmente aperta ….e la benedizione di quelle povere, lustre case col prete in cotta e i chierichetti tronfi con il paniere delle offerte dove qualche uovo aveva già fatto la frittata e la bisaccia per i dolci e il sacchetto ,piccolo ,per i soldini …che pochi ne venivano elargiti e la veglia della notte del sabato, tutto al buio col solo chiarore di una candela e una fiammella ,perché doveva rinascere, ma chi? mi chiedevo, chi? …..e poi la domenica quello scampanio che riaccendeva sorrisi e auguri e felicità….e poi tutti quei giorni di confusi, 000 intrecciati avvenimenti, persone, silenzi e misteri  e candele e Madonne in processione allora si perdevano e fuggivano e non mi facevo più domande, dimenticavo tutto di fronte  a quelle “cozzule ‘e s’ou” con innumerevoli forme di biondo pane frastagliato come ricamo, con un uovo sodo al centro ed un nastro bianco attorno, che era la cosa più bella mai uscita da quella casa del pane …….

Una signora col rossetto                                                       Egle Farris


Racconto breve – il tram n° 77 testo di G.B.


Sei precipitata nel mio cuore prima ancora di conoscerti, con l’ irruenza del destino;

il tuo il sorriso, lo sguardo, l’incedere,  erano già  parte di me, mancava la tua figura, la tua presenza ; sapevo che saresti arrivata e ti  avrei riconosciuta al primo sguardo del nostro primo incontro.

Così pensava Emiliano nel suo intimo, < ” la sua donna  l’avrebbe  riconosciuta tra mille ” > ,  doveva  aspettare,  doveva solo aspettare.

Nell’attesa, nel suo girovagare di  giovane pubblicista “freelance” di un giornale sportivo, non aveva disdegnato amicizie con colleghe e altre amiche occasionali; ma erano state storie sentimentali di poco conto, relazioni superficiali, prive  di veri sentimenti amorevoli  e nessuna  sopravviveva all’usura  del tempo; rapporti, per così dire,  vissuti e consumati in fretta, senza pretese ne rimpianti.

Il suo lavoro, nella scala dei valori , era al primo posto; era così importante da decretare la fine di un rapporto prima ancora che lo stesso mettesse radici.

Le relazioni , semplicemente finivano,  senza “lacrime” ,  e di loro rimaneva solo uno sbiadito ricordo, poi dimenticato.

Poi, fu l’incontro galeotto, nel tepore di una primavera  incipiente, alla fermata  dei  tram  n° 19 – e  n° 77 – di piazzale Loreto.

<Quando sono arrivato, lei era già in attesa del tram, lo sguardo fisso  sul cellulare, estraniata da tutto,  si distingueva da quanti gli erano intorno>.

Una figura snella, decisamente alta,  ben proporzionata nel jeans attillato; mocassini,  camicetta in tinta , e blazer  poggiato sul braccio completava la sua  “mise minimalista”;  la sola concessione alla civetteria  femminile era la  borsa firmata che teneva a  tracolla.

Nel vedere la sua figura così appropriata, d’istinto, mi sono rivolto a lei chiedendole  < ” il  – 77 – è già passato ?! ” ( …. )>  lei,  sempre confinata sul suo  cellulare non dava ascolto , perciò , schiarendomi la voce, in modo da attirare la sua attenzione, ho ripetuto la domanda con tono più alto  – dopo  un tempo che a me  è sembrato lunghissimo, disinvolta, ha rivolto il suo viso al mio.

Nel voltarsi,  con gesto naturale, i suoi capelli  castani  si sono scomposti e lei li ha ravviati intrecciandoli tra le dita, così da rivelarmi  il suo volto (….) !!

In quel preciso momento un tumulto di sentimenti mi è esploso dentro, – non ho  sentito la sua risposta – ,  ma uno  scossone che mi percuoteva l’anima !!.

L’ incarnato del viso esaltava il sorriso aperto,  la voce flautata,  che  in quel momento poteva aver detto qualunque cosa, mi giungeva come una musica che stordiva i sensi,  e il suo sguardo diretto, color ambra,  penetrava il cuore artigliando i battiti  che acceleravano senza ritegno.

Era Lei ( ….. )!! a conferma,  il raffinato e semplice modo di porsi, che denotava una personalità decisa  e tenera al contempo, mi aveva già conquistato.

Comicamente confuso,  <ho solo occhi per il suo viso radioso > ,  mi rendo  conto  che mi guarda con espressione divertita , (….) < mi scuoto > , e la sola cosa che riesco a farfugliare dopo essermi ripreso é : < ” in attesa del prossimo tram, posso offrirle un caffè ” ?! >  lei,  sempre più divertita annuisce chinando la testa di lato !!  così , con sguardo complice ci  avviamo  al bar dell’angolo  (…..)  incontro al nostro caffè e la nostra storia !!

Epilogo:

Non è dato sapere se la storia tra Emiliano e Ludovica, questo è il nome di LEI, sia sbocciata  e loro siano le due anime gemelle  che la storia promette.

Il lettore può dare il seguito che preferisce;  a me resta il gusto del racconto e il sottile confine confuso  tra realtà e sogno.

g.b.


Vi narrerò di tre secoli, due donne, un sogno – testo di Egle Farris


Vecchia .  Vecchia e rassegnata .

Già vecchia e rassegnata lo nacque ,la mia prozia ,circa venti anni prima della fine dell’ottocento                

Sempre così arrendevole, ignorata ,vecchia e rassegnata . Labbro superiore con neri baffetti d’ordinanza , come imponevano le regole di allora , un rosario dai grani  di legno consunti sulla sinistra, snocciolato continuamente e la destra impegnata a servire . Perché allora le figlie zitelle ,chiamate  solo zia col loro cognome, come  dalle convenzioni sociali  e verbali ,assolutamente da rispettare, a quello erano destinate ,servire il resto della numerosa famiglia.   E lei trascorreva gli anni in quella cucina col pavimento scuro ,con una finestra così in alto che ci voleva una sedia per aprirla e il cielo era sempre troppo lontano . Stagioni ,inverni , estati passate tra due guerre ,il fuoco sempre acceso in un camino ad angolo,un tripode troppo nero ed infernale, che accoglieva una padella esagerata . E io mi saziavo di quelle frittelle infinitamente lunghe, morbide e spugnose ,di quelle “origliette” intorcinate e tuffate nel biondo miele ma…..in cambio lei pretendeva  e mi insegnava , nonostante la mia ritrosia, con fermezza e convinzione, una preghiera  sarda sugli angeli ,che dopo oltre settant’anni , ricordo ancora ….     E fu così che , un giorno , il più impaziente dei nipoti , trovò nel minestrone  un crocifisso alto un palmo , caduto, ovvio ,dal suo rosario. La scena ,tragicomica, fu lunga e feroce e lei che sempre aveva abbassato la voce e la testa ,la alzò un’unica  volta quella testa ,guardò tutti,uno ad uno ,e non volle più fare niente, chiusa in un silenzio che solo lei sentiva assordante e in giorni senza speranza , sino a che se ne andò, qualche attimo prima della mezzanotte del 31 dicembre di un anno immemorato ,come se anche quello nuovo ,che galoppava veloce,  l’avesse rifiutata ………                                                                                                               

E quando , perso tutto per me nella memoria , venti anni fa ,mi arrivò per vie traverse ed imperscrutabili, l’ unico tesoro materiale da lei mai posseduto ,ho cercato in ogni luogo dove sono stata, le statuine di un angelo .  Non mi chiedo il perché ,ma il primo gesto che compio al ritorno è   sempre quello di aprire la “sua” credenza ed aggiungerne altri , come fossi stata invitata e destinata a vivere nel terzo secolo  .

E mi accade allora qualcosa di immaginario ed illusorio  , che non ritorna  , stimolante e rigenerante di tutti i miei sensi .Inizio a provare sensazioni ,nelle quali mi smarrisco e tento di tornare in me ,ma vengo trascinata in silenzi abissali e luci all’infinito ,nei silenzi più profondi e velocità che noi non siamo in grado di quantificare . Mi smarrisco e mi anniento  in sogni ritrovati, dopo averli perduti. Con lo sguardo pronto al  silenzio, nella solitudine spaventosa degli spazi e tempi inesplorati. Spazio e tempo che non esistono più. E così ,lasciandomi trascinare per prima,  come lei nata vecchia ,  nata io inguaribilmente, irreparabilmente , inesorabilmente  agnostica , assisto però in quel preciso momento ad una esplosione di luce che mi divampa negli occhi e nel cuore facendomi tremare ogni singola cellula . Sento dappertutto che quegli atomi di lei ,che viaggiano alla velocità della luce in algidi luoghi e spazi  atemporali  e silenziose stelle che iniziano e terminano in  mondi che non capiamo e  che non ci è dato sapere , fuggiti alla gravitazione , si fermano un nanosecondo di un tempo eterno ,perpetuo ed inestinguibile e “sentono” che una donna ancora la ricorda e può aspettarla ed invitarla ad esplorazioni inimmaginabili  a mente umana  .Solo che abbia voglia  di trasformarsi in lucenti e sfavillanti  atomi come lei ,donna  che dai conformismi  sociali dei suoi tempi , da un fato e da una vita ingrata, arrogante  ed avarissima non ebbe neppure la gioia di essere chiamata col solo  dono che ebbe ,il  magnifico nome  che portava .

LEONTINA

Una signora col rossetto                                                Egle Farris

Lawrence Maxwell Krauss .      Ispiratore dei miei sogni .

“La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa.

E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella

corrispondente alla tua mano destra.

È la cosa più poetica  che conosco della fisica .

Tu sei polvere di stelle ” .

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